Gente di Twitter, è giunto il momento di parlare delle liste. Dopo aver trattato le categorie diuomini e donne che popolano il social e l’invidia dell’hashtag, mi concentrerò sull’uso che si fa delle suddette. Non ci crederete, ma spesso vengono create a scopo dispregiativo, denigratorio ma soprattutto segreto. Le liste nascono per riunire elementi d’interesse in una nicchia rispetto alla timeline. Possono esservi quelle settoriali, dedicate alle news, ai telefilm, alla satira, al calcio e così via a seconda dei gusti dell’utente. Questo rientra nella normale amministrazione e non mi stupirei se in questo momento steste sbadigliando. Lo sto facendo anch’io del resto.

Ok, mi gioco subito la carta delle liste segrete. Cosa sono? Le liste segrete sono quelle che, rese private, nascondono gli intenti più bislacchi, roba da far impallidire il Death note.

– Si va dal leggere ma SENZA SEGUIRE account che ci piacciono. Cliccare su “Segui” rappresenta una partita persa con l’orgoglio, per non parlare del rischio di seguire e non essere ricambiati (sacrilegio!).

– Un occhio sempre aperto sull’ala haters. Chiunque goda di un certo seguito sa che sarà circondato da chi lo apprezza e da chi lo detesta. Questione di statistica. Impossibile piacere a tutti, stupido credere che sia così. La migliore delle soluzioni è di sbattersene e accettare la cosa come un fenomeno fisiologico, ma c’è chi la pensa diversamente. In questo caso nasce la lista SOTTO CONTROLLO. Si inserisce gente più o meno polemica per misurare il proprio “haterometro“.

– Filone “Inspiration“. Si seguono account famosi, italiani o internazionali, per avere idee sui tweet da scrivere. Il rischio copia è fortemente in agguato. Spesso account funghi devono la propria esistenza a queste liste. L’account fungo è quell’account che appare improvvisamente con tweet brillanti e divertenti, non interagisce con nessuno e si nutre di retweet.

Il bello però non è ancora arrivato, esistono liste dai titoli ruffiani o che vogliono celare un messaggio, ad esempio:

1) il romantico “Donne che vorrei incontrare almeno una volta nella vita”;

2) il passionale e molto, molto, schietto “Quelle a cui darei una botta sulla fiducia”;

3) il minatorio “Limortaccitua col cavolo che ti seguo”;

4) la quarantena “In attesa di approvazione”, con l’intento di leggere per un periodo di prova utenti che non convincono del tutto, per poi cliccare sul tasto del follow solo dopo aver superato severi test clinici, un compito di matematica e il salto con l’asta;

5) il paraculo “Qui solo gente che amo moltissimo” e poi ci trovi 482 utenti (tanto amore da dare). Le migliore restano le liste unipersonali. Quando l’adorazione nei confronti di un utente diventa esagerata non è più sufficiente seguirlo normalmente, scatta la creazione dell’elenco ad hoc. Sarai l’unico abitante e ti sentirai coccolato come quando il pediatra ti premiava col lecca-lecca a fine visita. Sai che quella persona vuole leggere solo te, e a quel punto vorresti persino invitarlo a pranzo per ringraziare, in fondo cosa hai fatto per meritare la sua attenzione? Basta, non gasarti, potrebbe essere uno stalker che studia tutte le tue mosse e punta ad avere la tua testa nel freezer.

Tornando seri, le liste sono utili finché sono un paio e non vanno oltre il centinaio di account cadauna, oltre diventa impossibile leggere tutto. Su Facebook non esistono, anche se i gruppi rappresentano qualche similitudine, ma mai doppiogiochisti e strategici quanto queste terribili liste.

P.S.: Un saluto al tizio che l’anno scorso mi inserì in quella lista dei profili destinati a spegnersi entro breve tempo, ciao core.

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