Una singolare protesta attende Vladimir Putin per la sua visita di due giorni in Ucraina: un piccolo gruppo di ragazze in topless manifesta il proprio dissenso davanti alla statua di Lenin a Kiev. Non è la solita iniziativa bislacca di qualche ragazza in cerca di notorietà da carta patinata, ma sono vere attiviste per i diritti delle donne.

Il gruppo fa capo al movimento Femen che dal

2008 organizza manifestazioni, picchetti, proteste shock per risvegliare l’opinione pubblica e informarla sulla condizione sociale della donna in Ucraina.

Poco tempo fa avevano manifestato per l’aumento dei salari delle donne, sempre un passo indietro rispetto a quelli degli uomini. Con un cartello tra le mani, e il seno coperto da nastro isolante, avevano fatto irruzione durante la riunione e urlato il loro disgusto.

I membri del gruppo sono quasi tutte giovani e studentesse, unite in modo compatto per sottolineare le condizioni degradanti a cui sono sottoposte le donne, in particolare quelle della loro patria, l’Ucraina, meta incontrastata del turismo sessuale. La maggior parte delle ragazze, con gravi difficoltà economiche, è costretta a pagarsi gli studi prostituendosi, e la percentuale aumenta proprio nella capitale Kiev. Negli ultimi anni, infatti, c’è stato un proliferare indiscriminato delle malattie a trasmissione sessuale, e tra queste l’HIV. Kiev possiede il record del maggior numero di ammalati di AIDS.

E come se non bastasse, questo ha portato anche ad una deriva maschilista, dove gli uomini si permettono commenti degradanti, offensivi e atteggiamenti violenti.

L’obbiettivo è quello di sensibilizzare, per questo quotidianamente le si vede girare indossando abiti provocanti che servono ad attirare l’attenzione degli uomini, in particolare dei turisti, per poi sommergerli di volantini, domande e dati sulla prostituzione. Anche in funzione dei prossimi Europei di calcio del 2012, che porteranno una quantità esorbitante di tifosi, molti in cerca di sesso facile.

La manifestazione inscenata nei confronti di Putin serve proprio a puntare un faro contro chi, in tutti questi anni di politica da regime, ha contribuito a far ripiombare l’ex URSS in una condizione di povertà, ignoranza, discriminazione e terrore, dove le donne sono le vittime principali. E il ruolo dell’informazione è sotto assedio costante della censura e della violenza.