La chiamano generazione Juno, prendendo spunto da un film di qualche anno fa. Si tratta delle adolescenti che hanno bruciato le tappe e sono diventate mamme prima ancora di essere diventate maggiorenni e di essere uscite al 100% dalla loro infanzia.

E spesso, con un bimbo che sembra un fratello minore più che un figlio, tra pannolini da cambiare, pianti dalle cause incomprensibili e notti insonni, l’esperienza di maternità può essere vissuta con grande ansia e frustrazione. A peggiorare la situazione spesso si aggiunge l’inasprimento dei rapporti con i genitori, che non accettano una gravidanza inaspettata.

Di fronte al fenomeno in aumento, il Regno Unito ha lanciato un progetto di life coaching su misura per le neomamme al di sotto dei 21 anni, che prevede assistenza e formazione con l’affiancamento di un’infermiera, pagata dal Servizio sanitario nazionale.

Ogni anno in Italia nascono oltre 10.000 bambini da mamme-teenager tra i 13 e i 19 anni, con un fenomeno ancora limitato ma in crescita, e sempre più simile a quello di paesi dove le baby-mamme sono ormai un’emergenza: oltre al Regno Unito, anche gli Stati Uniti, l’Australia, la Francia, l’Austria e molte nazioni dell’Est.

È un dato allarmante se si considera che, nella maggioranza dei casi, si tratta di adolescenti che praticano sesso senza alcuna precauzione, esponendosi non solo al rischio di gravidanze indesiderate, ma anche a quello di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), durante un convegno intitolato “Mamma prima dei 19 anni”, aveva dichiarato che si tratta di:

Problemi che non si spiegano solo con l’età e le sue caratteristiche fisiche e psicologiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica altri fattori critici “collaterali” come l’educazione, lo stato sociale e la fruibilità dei servizi sanitari.

Proprio la Sigo ha realizzato un portale interamente dedicato alla sessualità responsabile.

I punti su cui intervenire sono molti, dalla scarsa educazione sessuale in famiglia e a scuola, a un utilizzo senza filtri di Internet, e forse anche ai contenuti sempre troppo erotizzati veicolati dai mass media.

Attendiamo di scoprire se l’iniziativa lanciata dall’Inghilterra diventerà una “best practice”, e quindi un modello esportabile anche in altri Paesi, che possa sostenere le baby mamme e, nel lungo periodo, aiutare le adolescenti a comprendere l’importanza della maternità come scelta consapevole e responsabile.