Elezioni anticipate, perché il Governo non ce la fa più. Parole che sembrano provenire da un esponente dell’opposizione di centrosinistra o magari del terzo polo, ma che invece arrivano direttamente dal leader del Carroccio, Umberto Bossi. Dichiarazioni che sorprendono per più di un motivo.

Il primo è che solo fino a poche ore prima, lo stesso “Senatur” aveva garantito per la solidità dell’esecutivo ed escluso qualsiasi ricorso alle urne. Un netto cambio di tendenza che arriva, questo un altro motivo di stupore, immediatamente dopo l’incontro con Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.

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L’appuntamento era previsto per ricomporre le molte incomprensioni che sembrano dividere il “superministro” dal presidente del Consiglio: qualcosa potrebbe non essere andato nel verso che Bossi sperava.

Riguardo la scadenza elettorale del 2013, Umberto Bossi ha affermato con assoluta certezza che non potrà essere raggiunta:

«È complicato andare a votare nel 2013, non puoi spennare la gente e poi chiedergli il voto. Meglio andare prima».

A questo proposito, il leader leghista manifesta l’assoluta necessità, secondo lui, di procedere prima alla modifica della legge elettorale. Smentisce in questo modo un altro esponente di spicco del suo partito, Roberto Calderoli, che pochissime ore prima aveva escluso ogni ritocco al “Porcellum” prima del voto, oltre a smentire se stesso. Proprio Umberto Bossi aveva attaccato Roberto Maroni per le sue critiche all’attuale sistema di voto.

Assicura al contempo fiducia al premier sulla legge bavaglio: «Magari non si chiederà la fiducia, ma l’Italia deve tornare a essere normale, il disegno di legge va portato avanti», rischiando però di compromette ulteriormente l’appoggio dei fedelissimi del Carroccio, che già dopo il voto su Milanese hanno mostrato segnali di dissenso.

A conclusione del suo intervento l’affermazione che ha fatto più discutere e che forse rappresentava un messaggio rivolto principalmente al premier, quella secondo cui la Padania non è un’utopia, ma:

«una nazione stimata in tutto il mondo. L’Italia sta in piedi proprio perché c’è la Padania altrimenti cadrebbe».

Fonte: Il Messaggero