{#Un Amore di Gioventù} è il nuovo film della promettente regista francese Mia Hansen-Løve, alla sua terza opera dopo Tutto è Perdonato e Il Padre dei miei Figli; entrambi presentati al Festival del Cinema di Cannes, rispettivamente nelle edizioni del 2007 e 2009, hanno riscosso entrambi il favore della critica aggiudicandosi il primo la nomination ai premi César come migliore opera prima e il secondo il premio speciale della giuria nella sezione Un Certain Regard dell’importante festival francese. Nato come terzo capitolo dell’ideale trilogia formata con i precedenti titoli, il nuovo film della Hansen-Løve narra l’esperienza semi-autobiografica, così definita dalla stessa regista, del viaggio sentimentale nell’arco temporale di ben otto anni della giovane Camille, travolta dai sentimenti per il suo primo vero amore.

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A rivestire i panni della protagonista di Un Amore di Gioventù, una travagliata ragazza costretta a confrontarsi faccia a faccia con i primi turbamenti amorosi, c’è Lola Créton, giovane rivelazione del cinema francese con alle spalle già una nutrita carriera in diverse produzioni d’oltralpe. Al suo fianco ci sono Sebastian Urzendowsky, attore tedesco visto davanti alla telecamera di Peter Weir in The Way Back, e Magne-Håvard Brekke, già visto nel precedente film della Hansen-Løve.

Camille ha soli quindici anni nel 1999, anno in cui s’innamora del diciannovenne Sullivan, conosciuto a Parigi e dopo poco abbandonato a malincuore quando lui decide di trasferirsi in Sud America; il dolore del distacco è tanto che la ragazza tenta anche il suicidio, travolta dai sentimenti inespressi anche a causa della scelta del ragazzo di non inviarle più sue notizie. Col trascorrere del tempo e la frequentazione della facoltà di architettura, Camille incontra Lorenz; i due stringono un rapporto sempre più forte, tanto da innamorarsi l’uno dell’altra e da far accantonare in lei il ricordo del suo primo amore. Sarà però il ritorno di Sullivan e il nuovo incontro tra i due a far scattare di nuovo la scintilla mai sopita nel loro cuore, nonostante gli otto anni trascorsi dal loro primo bacio.

Un percorso lungo quasi dieci anni quello affrontato da Camille, un tempo che sembra non trascorrere davanti ai volti immutabili dei due protagonisti che si fuggono e si rincorrono nel viaggio della vita. Un film, Un Amore di Gioventù, che si compone d’immagini, istantanee poetiche impreziosite da un’estetica di grande rilievo scattate nei momenti più importanti dell’esistenza travagliata della giovane, così impegnata a fuggire dal dolore infertogli dal sentimento più puro e forte della sua adolescenza tanto da non poter fare a meno di ricadere nell’incantesimo dell’amore dopo il primo sguardo con colui che ha completamente stravolto la sua esistenza, anche dopo tanti anni di lontananza.

È la memoria a fare da collante tra le cartoline di una vita intera: la memoria che rievoca passione e tormento, la stessa che viene catturata dagli edifici e dalle costruzioni progettate dalla ragazza diventata ormai un giovane architetto insieme a quello che, per un attimo, riesce a distrarla dal pensiero del suo Sullivan. Un incedere di momenti vissuti, e non narrati in una concezione tradizionale, da personaggi che non cercano l’approvazione di chi li segue; sono l’espressione nuda e cruda dell’incedere del tempo che non risparmia niente e nessuno, tranne il cuore.

Sensibile e romantico senza aggrapparsi agli stereotipi del genere, Un amore di Gioventù riconferma in pieno il talento di Mia Hansen-Løve, già messo in luce con le sue pellicole precedenti e sottolineato in maniera decisa e convinta in questa ultima fatica. Un dramma giovanile, impetuoso e dalla trama scarna proprio come la vita fatta di un susseguirsi imprevedibile di occasioni e possibilità, l’ultima fatica della regista riesce appieno nel suo intento, mettendo davanti allo sguardo dello spettatore l’imprevedibilità del sentimento più ricercato e temuto: l’amore.