La Commissione Finanze della Camera ha respinto, a maggioranza, le proposte formulate da Confedilizia a favore dei contribuenti.

In particolare, le proposte presentate da Confedilizia in audizione avevano l’obiettivo di dare la possibilità ai contribuenti interessati di far controllare da un giudice la congruità delle tariffe d’estimo applicate a case, negozi e uffici, determinandone la rendita ai fini fiscali.

Secondo Confederazione, la bocciatura rappresenta un grave colpo non solo ai diritti dei contribuenti, ma anche allo Stato di diritto, un colpo inaccettabile anche a livello costituzionale. Perché impedire il controllo giurisdizionale delle tariffe d’estimo è come proibire che un contribuente possa ricorrere contro un accertamento tributario ritenuto ingiusto e quindi da correggere con opportune modifiche.

“Oltretutto, il contenzioso sarebbe minimo e limitato a casi eclatanti, per l’alto costo che comporta oggi, come noto, il ricorso alla giustizia, specie amministrativa”, riferisce Confedilizia.

Il nuovo Catasto, quindi, non potrebbe essere sottoposto al controllo di congruità dei giudici. Ed è un’ingiustizia bella e buona, visto che, dichiara Confederazione, è già basato secondo i più non su rilevazioni obiettive di dati e valori sul territorio, ma sui risultati che verrebbero fuori dall’applicazione di algoritmi messi a punto al di fuori degli standard internazionali.

L’opposizione dell’Agenzia del Territorio e del Governo al controllo giurisdizionale delle tariffe desta meraviglia e attribuisce all’Agenzia stessa un ruolo insindacabile, in contrasto con i principi di una democrazia liberale e di un fisco civile.

E così, i proprietari di casa, già colpiti da un’imposizione, patrimoniale e non, superiore a quella di ogni altra categoria, non possono accettare di essere privati addirittura anche della possibilità di ricorrere alla giustizia.

Così conclude Corrado Sforza Figliano, Presidente Confederazione: “La previsione di far validare le funzioni statistiche dalle Commissioni censuarie (che sono organi amministrativi, e non giurisdizionali, di collaborazione con l’amministrazione, piene zeppe di rappresentanti degli enti tassatori ma non di rappresentanti dei contribuenti) è solo la cartina di tornasole dell’esistenza del problema, che non si vuole però risolvere in modo trasparente ed affidabile. Altrettanto dicasi per la norma sulla futura invarianza di gettito: una clausola già utilizzata e che gli italiani sanno, dalle tasse che pagano, trattarsi di una mera espressione di stile”.