Donne ai vertici? Non tutti le approvano e soprattutto non tutte le imprese lo consentono. Ma forse ancora non tutti sanno che con una percentuale maggiore di donne nei consigli di amministrazione l’azienda ha meno possibilità di fallimento. Non è megalomania, e neppure femminismo, ma semplicemente i dati che emergono da una ricerca effettuata dall’ufficio studi del Cerved Group sull’andamento del 2009 delle aziende made in Italy.

Anche se la percentuale è ancora bassa, e le donne nei consigli di amministrazione delle imprese italiane sono ancora poco meno di 16 mila contro i 115 mila amministratori uomini, nell’ultimo decennio si è tuttavia registrato un lieve ma costante incremento.

La percentuale maggiore di presenze rosa ai vertici aziendali la detengono il Nord Est e il Centro della penisola, scendendo poi nel Nord Ovest e ancora di più nelle Isole. Numeri piuttosto lontani da quello che è l’obiettivo prefissato dai disegni di legge in discussione alla Camera, che vuole portare la componente femminile nei CdA ad almeno un terzo del totale dei componenti.

Il 55% delle aziende italiane infatti continua a non avere nessuna donna all’interno della propria dirigenza, e, di contro, le aziende tutte in rosa sono veramente una rarità, quantificabili con lo 0,4%. Non solo, ma sembra anche che ad azienda più grande corrisponda minore presenza femminile. Dati opposti invece ci parlano della gestione. Relativamente alle cifre che indicano l’incremento dei fallimenti aziendali avvenuti nel 2009 in Italia, la Cerved definisce che su 10 mila aziende fallite, 56 erano guidate da uomini e 44 da donne. Ma non è ancora tutto. L’incremento delle donne nei CdA infatti è stato registrato tra i top manager più giovani, e questo sta a significare che in futuro è previsto un maggiore incremento di figure femminili alla guida delle aziende Made in Italy.