Tutti i genitori hanno sempre un figlio prediletto, che amano e coccolano più degli altri scatenando spesso gelosie e malcontenti che durano negli anni. Una teoria superata? Un falso mito sulla {#famiglia}? Sembra proprio di no, e a dimostrarlo ci pensa uno studio messo nero su bianco da un giornalista statunitense.

Almeno il 70 per cento dei padri e il 60 per cento delle mamme ha un figlio preferito, e spesso questo è quello maggiore, il primogenito. Gli studiosi dell’Università della California non hanno dubbi, così come alcuni ricercatori norvegesi che hanno dimostrato come il figlio maggiore sia fisicamente più forte e più intelligente di quelli arrivati dopo di lui.

È tuttavia dal giornalista Jeffrey Kluger che arriva la teoria estrema sulle preferenze genitoriali, riassunta nel suo libro “The Siblings Effect”. Non solo i genitori che hanno palesi preferenze tra i figli sono quasi la totalità, ma il tutto nasce quasi da una necessità biologica, innata. Si mette al mondo un secondo figlio solo come garanzia, nel caso in cui qualcosa vada storto con il primo.

«La funzione del secondo nato è assimilabile a quella di un’assicurazione. È mia convinzione che il 95 per cento dei genitori nel mondo abbia un figlio preferito, e che il restante 5 per cento menta. Ma esiste una sorta di codice genitoriale che… impone di non parlare mai di questo».

In realtà le possibilità sono tante, ed esistono moltissime coppie che hanno occhi solo per i figli minori, così come mamme che adorano il maschio maggiore e padri che venerano le figlie femmine più piccole. In ogni caso, questo atteggiamento dei genitori provoca nei figli non prediletti non pochi disturbi, riassunti con una definizione medica ben precisa: la sindrome Lfs (Less favored status), che si manifesta con depressione, ansia, perdita dell’autostima e difficoltà varie ad affrontare la vita quotidiana.

Perché nei genitori si scatenano favoritismi di questo tipo? Jeffrey Kluger è molto chiaro e spiega come tutto dipenda da una naturale predisposizione delle persone a ricercare somiglianze nella loro prole. L’autore arriva a definire la procreazione come “atto di narcisismo genetico”, poiché gli individui sono portati a cercare nei figli i tratti di loro stessi.

Secondo uno sondaggio britannico, infine, la percentuale delle madri che ammette di avere preferenze tra i figli, curandoli e trattandoli in modo differente soprattutto a seconda del sesso, è pari all’88 per cento.

Fonte: Daily UK