Riuscire a capire, in largo anticipo, se una futura mamma porterà a termine la sua gravidanza regolarmente, o se il piccolo nascerà pretermine è quasi impossibile, a meno che non sussistano alcune condizioni particolari che consentono al medico di prevedere una nascita anticipata.

Sembra tuttavia che un gruppo di ricercatori statunitensi abbia messo a punto un test del sangue materno che può stabilire, con un margine di errore minimo, se la futura mamma partorirà prima della fine delle quaranta settimane.

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Effettuabile già nel corso del secondo trimestre di gestazione, questa nuova tipologia di analisi consente di verificare il rischio di parto prematuro, che purtroppo non solo può causare la morte del feto ma è spesso legata a varie patologie che riguardano il bambino in fase di crescita.

Il responsabile dello studio, realizzato all’interno della Brigham Young University (BYU), sottolinea come questo metodo scientifico si basi sulla valutazione dei rischi. Ecco le parole di Steven Graves:

“Il nostro approccio è stato quello di osservare le molecole presenti in natura che si trovano nel sangue delle donne, per vedere se siamo in grado di identificare i peptidi e piccole proteine che sono a livelli quantitativamente diversi nelle donne che vanno incontro a queste complicazioni”.

Prelevando un piccolo campione di sangue dalla mamma nella alla ventiquattresima settimana di gravidanza, infatti, è possibile effettuare questo innovativo test ideato dopo una sperimentazione durata circa nove anni, che ha coinvolto 160 donne incinte.

Di queste, la metà avevano avuto in precedenza un parto regolare, mentre le restanti 80 avevano partorito prematuramente. e le altre 80 un parto pretermine. I risultati della ricerca potrebbero inoltre permettere ai medici non solo di predire se il bambino nascerà in anticipo, ma anche di fare il possibile perché la gestante arrivi comunque alla data prevista del parto senza complicazioni.

“Se si potesse prolungare una gravidanza di una o due settimane, si potrebbe avere un grande impatto sul numero di bambini che sopravvivono e fare in modo che quelli che sopravvivono siano in buona salute. Con un solo intervento, si potrebbe avere un impatto davvero enorme”.

Questo test potrebbe essere disponibile a partire dalla fine del 2012.