Una famiglia classica, composta da due genitori e due figli, per condurre una vita dignitosa ha bisogno di 30.276 euro l’anno, cioè 2.523 euro al mese. Questa è la soglia, in realtà già difficile, sotto quale le difficoltà causate dalla crisi economica si fanno gravi. Tanto che nel 35 per cento dei casi, per tenere questo livello si è costretti a svolgere un doppio lavoro, e questo spiega l’enorme sommerso da centinaia di miliardi che grava sulle nostre finanze.

Un quadro a tinte fosche delle famiglie italiane quello dipinto da Eurispes, che racconta nel suo dossier “L’Italia in nero”, presentato ieri nella Capitale, un paese che durante la crisi economica sta imparando a vivere in modo spartano ma che non fa mancare nulla ai figli.

Le difficoltà però aumentano sempre più e sempre con le stesse proporzioni che si ripetono come un mantra: un terzo delle famiglie deve lavorare in nero per la propria sussistenza; il sommerso vale un terzo dell’intero Prodotto interno lordo: 540 miliardi di euro, pari a quelli di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi insieme. Un esercito di doppiolavoristi giustificato da un dato incontrovertibile: si sopravvive con 30 mila euro, ma metà degli italiani ne dichiara meno di 15 mila. O sono evasori, o sono poveri.

L’indagine entra nello specifico delle varie voci di spesa della famiglia tipo: quella alimentare è pari a 825 euro (va da un massimo di 950 euro al mese nel nord-ovest a un minimo di 748 euro al mese nel Mezzogiorno). Per l’abbigliamento un nucleo di quattro persone spende 240 euro al mese, per la casa 890 euro e per le spese medico-sanitarie 950. Si devono aggiungere le bollette e i costi della mensa scolastica dei bambini: altri 150 euro mensili. Cifre che producono il mezzo milione di famiglie «che hanno difficoltà a onorare i mutui per la casa, mentre aumenta il credito al consumo (+100 per cento tra il 2002 e il 2011) e cresce la povertà del ceto medio».

Li chiamano “lavoratori poveri“, cioè persone che hanno un’occupazione stabile, ma che ugualmente non riescono ad arrivare alla fine del mese, e a volte si arriva a lasciare casa, a dormire nei posti pubblici, o in auto (tipico dei padri separati), ad accedere alle mense della Caritas.

Fonte: Ansa