Dal rapporto 2012 dell’Unicef presentato al Senato emerge un quadro terrificante sulla salute dei bambini e sulle condizioni di vita di milioni di minori nel mondo. Troppe le morti per malnutrizione e carenza di servizi, e troppi i bimbi che vivono nell’indigenza non solo nelle aree rurali ma anche in città.

Il rapporto stilato dall’Unicef riporta cifre molto pesanti: se circa sette milioni e mezzo di bambini muoiono ogni anno nei primi 5 anni di vita, e per cause che riguardano problemi facilmente risolvibili nei paesi sviluppati, mentre un minore su tre tra quelli che vivono nelle aree urbane è costretto a crescere all’interno di alloggi fatiscenti e in povertà assoluta. Anche nelle aree urbanizzate, infatti, mancano spesso servizi essenziali di assistenza e istruzione, nonché acqua sufficiente per soddisfare il fabbisogno idrico, carenza che viene considerata come una delle cause principali della mortalità infantile.

Secondo il rapporto Unicef, dal titolo “La condizione dell’infanzia nel mondo 2012: Figli delle città”, tra le zone del mondo più caratterizzate dalla mortalità infantile compaiono il Bangladesh e la Somalia, dove il tasso di decessi nei bambini è più elevato rispetto alle altre aree urbane del 79 per cento. Uno stato di grave indigenza che non riguarda più solo i minori che vivono nelle aree rurali, ma milioni di bimbi appartenenti alle città, come ha sottolineato il presidente dell’Unicef Giacomo Guerriera.

«Quando pensiamo alla povertà, le immagini che tradizionalmente ci vengono in mente sono quelle dei bambini nei villaggi rurali, ma sono sempre di più quelli che vivono nelle periferie delle città. Escludendo questi bambini che vivono negli slum non solo li priviamo della possibilità di sviluppare il proprio potenziale, ma priviamo anche le loro società di benefici economici che derivano da una popolazione urbana in buona salute e ben istruita».

Un commento ai dati Unicef è arrivato anche dal presidente del Senato Renato Schifani, il quale ha sottolineato la necessità primaria di tutelare i bambini e i più deboli, impegno che dovrebbe essere utilizzato come parametro principale per monitorare il livello di civiltà delle nazioni.

«Il primo passo per un’azione concreta consiste nel comprendere la portata e la natura della povertà e dell’esclusione nelle aree urbane per costruire città a misura di bambino, nelle quali politiche nazionali e politiche di decentralizzazione collaborino per attuare adeguate azioni in favore dei più piccoli».