Avere un’infanzia difficile significherà sviluppare in futuro problemi di respirazione. Che si sa è strettamente collegata con le crisi di panico e ansia. Uno dei sintomi più riconoscibili del Dap è proprio la difficoltà a respirare, quel senso di soffocamento soggettivo che paralizza.

Secondo uno studio condotta dall’Università San Raffaele, dall’Istituto scientifico Universitario San Raffaele e dall’Istituto di Biologia cellulare e Neurobiologica del CNR di Roma, quando un organismo, sia esso umano o animale, vive una tragedia nella sua infanzia, come può essere quella del distacco dai genitori, manifesta iperventilazione ogni qualvolta si trovi in presenza di aria lievemente arricchita di anidride carbonica.

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La ricerca ha preso in esame centinaia di coppie di gemelli intervistandole sulle avversità in età pediatrica. Ma i risultati migliori sono stati riscontrati sui topi. I cuccioli dei roditori appena nati sono stati separati dalla madre e affidati a un’altra per quattro giorni. Un tempo relativamente breve che ha però evidenziato dei grossi problemi a livello respiratorio.

È stato osservato che la separazione precoce dai genitori genera una risposta iperventilatoria all’anidride carbonica 150 volte superiore a quella osservata nei cuccioli allevati in maniera tradizionale. Per la dottoressa Francesca D’Amato, ricercatrice del CNR di Roma:

“Questo studio mostra per la prima volta in un modello animale come lo sviluppo di un organismo allevato in un ambiente ostile sia associato ad alterazioni della risposta respiratoria. Questo endofenotipo riscontrabile anche nell’uomo costituisce un punto di partenza fondamentale per la ricerca preclinica  su questa patologia”.

Insomma dallo studio sull’ansia da separazione negli animali potrebbero giungere anche degli ottimi risultati per attenuare e magari eliminare i sintomi di una patologia che colpisce anche gli uomini e che in taluni casi può risultare invalidante. È logico che capire appieno la connessione fra meccanismi genetici e situazioni ambientali costituirà un grosso passo avanti nella cura del Dap. Come sottolinea la stessa dottoressa D’Amato:

“La missione ultima resta quella di aumentare le conoscenze dei meccanismi genetici e ambientali che influenzano manifestazioni ansiose nei bambini e nei giovani adulti, migliorandone strategie di prevenzione, diagnosi precoce e terapia”.

Sbagliato dunque allontanarsi dal proprio bambino troppo presto. Se ci fosse ancora qualche scettico questo studio lo conferma. Nei primi anni di vita la vicinanza con i genitori è importante anche per non rischiare di far crescere il proprio piccolo tra ansie e paure che potrebbero influenzare la sua vita futura.