A Napoli è stato istituito un registro delle unioni civili presso l’anagrafe. Il sindaco Luigi De Magistris ha giocato d’anticipo e ha realizzato qualcosa che neppure Pisapia a Milano ha ancora ottenuto. Il registro non è paragonabile a quello istituzionale di stato civile, ma nasce con lo scopo di riconoscere politicamente, prima che giuridicamente, le coppie conviventi, etero o omosessuali che siano, come nuclei aventi dei diritti.

L’approvazione del registro delle unioni civili ha ovviamente scatenato molte discussioni, perché coinvolge i valori morali individuali dei consiglieri, ma il lavoro dell’assessore alle Pari opportunità Pina Tommasielli – che ha cercato il dialogo e non il muro contro muro, sottolineando che non ha senso mettere in competizione le forme più consolidate di famiglia con le nuove coppie – ha portato i suoi frutti, con l’astensione del terzo polo nonostante fosse composto da politici di chiara ispirazione cattolica.

Ora il registro è come un libro di pagine bianche, che dovrà essere riempito di nomi e soprattutto di diritti riconosciuti perché non rischi di finire nella soffitta delle buone intenzioni. Il concetto è semplice: a Napoli, su alcuni diritti di base, la coppia convivente (da almeno un anno), l’anziano, le relazioni affettive e quelle di mutua assistenza morale o materiale, saranno considerate sullo stesso piano.

Napoli è la prima grande metropoli italiana ad avere un registro delle unioni civili inserite nel welfare comunale, questa è la differenza con le altre proposte del passato: tutti coloro che si registreranno potranno partecipare ai bandi comunali e accedere, nelle misure previste, agli asili nido, agli assegni, alle case popolari e via dicendo.

L’aspetto più singolare delle vicenda è che i motivi per cui la maggioranza crede di aver disegnato una proposta di larga condivisione, sono gli stessi addotti dalla minoranza, che la considera pura propaganda: in pratica, il testo della delibera puntualizza gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, e cerca di rispettare il concetto ivi espresso di famiglia. Coloro che l’hanno approvato lo considerano un momento storico, coloro che hanno abbandonato l’aula per non votarlo, lo considerano inutile.

Fonte: Comune di Napoli