Un report di Andrew Lawrence di Barclay Capital Hong Kong, divulgato dalla BBC, individua nei grattacieli la causa dell’attuale crisi economica. Ipotesi quanto mai inattesa, inattendibile ed assurda, pur riconoscendo ai grattacieli le forte componente energivora che porta alle stelle i consumi elettrici oltre alle spese accessorie che ne annullano il ”vantaggio” di espandersi in altezza per occupare meno suolo.

Sappiamo tutti che il fenomeno della costruzione di grattacieli, all’inizio visto come un’alternativa alla necessaria espansione degli spazi abitativi, ha prodotto arditi progetti architettonici realizzati in altezza, che però non sono adeguati alle moderne politiche in cui urbanizzazione e socializzazione sono due componenti indispensabili.

La ”colpa” della crisi economica, se di colpa vogliamo parlare, non è dunque dei grattacieli, che a livello economico comportano spese eccessive, ma non al punto da provocare la grave crisi finanziaria del nostro Paese, alla quale invece l’hanno condotto, anzi più precisamente l’hanno ”portato”, ”trascinato” cause disparate, sulle quali riteniamo opportuno non insistere in questo spazio.

In realtà i grattacieli non offrono certamente un abitare ”vivibile”, secondo la moderna concezione del costruire e dell’abitare, ma portano all’isolamento, al disgregamento di rapporti e relazioni, difficili se non impossibili fra gli abitanti dello stesso edificio, che spesso non si conoscono neppure, perché offrono spazi disconnessi, dispersivi, non adatti alla socializzazione, alla comunicazione, alla condivisione. Perché gli spazi di queste strutture ”abitative” annullano le relazioni umane e sociali.

Per questo motivo, e solo per questo motivo, non perché certamente causa o concausa di crisi, è sconsigliabile pensare alla progettazione e realizzazione di strutture gigantesche che si ergano arditamente verso il cielo, anche se, nell’ambito di competenza, abbiamo significativi esempi di quella genialità architettonica di cui hanno dato prova i più qualificati architetti di casa nostra: Renzo Piano docet, ma anche moltissimi altri.

Oggi serve una riprogettazione urbanistica, adeguata alla moderna concezione della qualità del vivere e dell’abitare sociale. Quanto questa possa influire sulle potenzialità di far risorgere un’economia allo sfascio non è possibile prevedere. Ma costruire secondo i dogmi della moderna architettura mirata alla socialità, al risparmio energetico e idrico, al comfort ambientale e sociale, è sempre un primo gradino per risalire una strada molto difficile da ”scalare” per arrivare all’ultimo: alla ripresa agognata da tutti.

Nella foto il grattacielo di Torino firmato Renzo Piano