I presidi delle scuole italiane si sono accordati per dare un forte segnale al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: il 17 marzo 2011, giornata nazionale per festeggiare i 150 anni dall’Unità d’Italia, non ci saranno lezioni in classe.

La protesta è nata dal ripensamento della Gelmini, che ha deciso di tenere le scuole aperte anche durante il giorno di festa:

Galleria di immagini: Mariastella Gelmini

“La ricorrenza potrà essere celebrata in classe durante l’orario normale dedicando una particolare attenzione al momento storico”.

Secondo il leader dell’Associazione Nazionale Presidi Giorgio Rembado, l’approfondimento storico sull’importanza dell’Unità d’Italia può essere studiato anche nei normali giorni feriali. Non è necessario sacrificare una festività da passare con la propria famiglia, che tra l’altro arriva una sola volta:

“La ricorrenza si può celebrare solo in quell’occasione, se ne dovrà sicuramente parlare in classe, ma non è detto che si debba fare necessariamente il 17 marzo: si può anche creare un dibattito e un confronto sull’Unità d’Italia il giorno prima o il giorno dopo. Le scuole potranno rimanere chiuse, per poi recuperare le lezioni non svolte quel giorno attraverso l’eliminazione di una delle vacanze meno rilevanti”

E se da una parte la scuola è protagonista di questa protesta contro il ministro Gelmini, anche l’istituzione universitaria parteciperà lasciando le sedi degli atenei chiusi per il 17 marzo. Andrea Volpi, coordinatore nazionale di Azione universitaria, ha chiesto ufficialmente al Ministro dell’Istruzione di tener fede alla sua decisione riguardo la festività nazionale:

“Conosciamo la sensibilità del ministro e ci meravigliamo della sua proposta di tenere aperte le scuole in un giorno di festa nazionale. Noi preferiamo la Gelmini che inserisce il discorso sulle Foibe nelle prove della maturità e non la Gelmini che rinuncia a festeggiare come si deve l’Unità d’Italia”.