La Universal Pictures, celebre casa di produzione cinematografica statunitense, ha deciso di festeggiare i primi 100 anni della sua gloriosa carriera restaurando ben 13 capolavori del secolo scorso che hanno fatto la storia della settima arte. Scelte da una commissione di esperti della stessa major che hanno potuto pescare tra ben 5mila film in catalogo, le pellicole faranno parte di una lista dei 100 titoli più importanti prodotti dalla casa fondata a New York nel 1912, che verrà annunciata al pubblico nel corso di quest’anno.

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Con una spesa che oscilla tra i 250mila e i 600mila dollari e un arco di tempo di ben sei mesi ciascuno, i film sono stati completamente restaurati attraverso un procedimento sviluppato ad hoc che in futuro sarà sfruttato dalla Universal Pictures stessa per riportare agli antichi splendori altri grandi successi. Un lavoro lungo e costoso, dunque, ma indispensabile per salvaguardare l’integrità delle pellicole che già nel 2008 avevano corso un grande rischio nell’incendio che colpì il backlot degli studi di Hollywood, in cui erano conservati alcuni importanti reperti rimasti danneggiati.

Partendo in ordine cronologico, il primo film restaurato risale al 1930 ed è il pluripremiato capolavoro di Lewis Milestone “All’ovest niente di nuovo” che si guadagnò in un sol colpo l’Oscar come miglior film e regista; subito dopo c’è il “Dracula” (1931) di Tod Browning con il tenebroso Bela Lugosi nel ruolo dell’illustre vampiro accompagnato dalla versione spagnola diretta da George Melford e girata di notte negli stessi set Universal della versione statunitense. Dello stesso anno è anche “Frankenstein” del regista James Whale con il mitico Boris Karloff mentre risale al 1935 “La moglie di Frankenstein”, lo spettacolare sequel diretto dallo stesso Whale.

Dall’horror si passa alla comicità con il film del 1941 “Gianni e Pinotto Reclute”, primo capitolo della trilogia militare dedicata ai personaggi interpretati da Bud Abbott e Lou Costello sotto la regia di Arthur Lubin; tutt’altra storia per “Il letto racconta”, commedia romantica di Michael Gordon con Rock Hudson e Doris Day che all’epoca si portò a casa l’Oscar alla sceneggiatura originale oltre ad altre quattro nomination. È del 1962 invece il tre volte vincitore della statuetta d’oro “Il buio oltre la siepe”, diretto da Robert Mulligan con Gregory Peck che, grazie alla sua toccante interpretazione del protagonista Atticus Finch, si guadagnò l’ambito premio come miglior protagonista maschile.

Tra i 13 film non manca poi Alfred Hitchcock: è infatti proprio il suo capolavoro “Gli uccelli” del 1963 una delle punte di diamante della lista Universal, insieme a “La stangata” del 1973, la commedia di George Roy Hill con Paul Newman e Robert Redford che sbancò letteralmente la 46ª edizione degli Academy Awards accaparrandosi sette statuette su dieci nomination. Ai grandi registi già nominati si aggiunge anche Steven Spielberg con “Lo squalo”, il primo film ad aprire il filone dei blockbuster estivi e ancora una volta vincitore di ben tre premi Oscar tra cui quello a John Williams per la colonna sonora originale, rimasta nel tempo un vero e proprio classico tema del terrore.

Si arriva negli anni ottanta e, più precisamente, nel 1985 con “La mia Africa” di Sydney Pollack, la romantica quanto drammatica storia d’amore tra Meryl Streep e Robert Redfort sugli sfondi mozzafiato del continente nero, vincitore di sette premi su undici, tra cui quello al miglior film alla 58ª edizione degli Oscar. Ultimo ma non meno importante è “Schindler’s List”, capolavoro del 1993 di Spielberg con Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes; ispirato all’omonimo romanzo di Thomas Keneally basato sulla vera storia di Oskar Schindler, segnò la consacrazione definitiva del regista dell’Ohio grazie al riconoscimento come miglior regia e miglior film agli Academy.

Fonte: BadTaste.it