A volte ci vorrebbe un interprete, una sorta di mediatore culturale capace di fare da tramite tra i due sessi. Fatto sta che {#uomini} e donne sembrano spesso parlare lingue diverse, avere menti che percorrono sentieri differenti, talvolta diametralmente opposti. Questo può portare a liti, o quantomeno a continue incomprensioni. Il primo scoglio da superare, però, sembra non essere la qualità della comunicazione tra maschi e femmine, bensì l’effettiva quantità. Esiste infatti un gap tra i due modi di interagire, e questo tende ad arginare le occasioni di scambio verbale. E non è soltanto una questione di mentalità.

Uomini che si chiudono a riccio e donne che esternano tutto fino a esagerare. In fondo la falla sembra essere questa, e uno studio dell’Università del Missouri ha cercato di metterci una pezza. Osservando e intervistando più di duemila persone dall’età non troppo elevata (si parla infatti di bambini e adolescenti), i ricercatori cofinanziati dall’Istituto Nazionale di Salute Mentale sono arrivati a una conclusione ovvia, ma che getta le basi per migliorare davvero la comunicazione tra i sessi. Da un lato c’è un universo femminile fatto di sfoghi e di continue confidenze, ottimo elisir contro la solitudine e per sentirsi più protette nei momenti di difficoltà (e non solo). Dall’altro persiste invece un microcosmo tutto maschile che non intende “perdere tempo” parlando di sé e dei propri problemi.

Lo studio ha anche il merito di sfatare un mito: quello dell’uomo duro e puro, del cosiddetto “sesso forte” che in quanto tale preferisce l’azione alla parola, come spiegato da Amanda J. Rose, professore associato di Scienze Psicologiche all’Università del Missouri:

«Per anni famosi psicologi hanno insistito nel dire che i ragazzi e gli uomini vorrebbero parlare dei loro problemi, ma sono trattenuti da timori di imbarazzo o di apparire deboli».

Esiste, perciò, una soluzione al divario comunicativo tra maschi e femmine? La psicologa Linda Pannocchia parte dal presupposto che si debba accettare questa intrinseca diversità, e che occorra sapersi rispettare a vicenda. Scendendo nel dettaglio, la dottoressa suggerisce alle donne di far parlare il proprio compagno soltanto nei casi di effettivo bisogno. Forzando l’uomo a comunicare anche quando non lo ritiene necessario, anche in casi davvero futili, diminuiscono le possibilità che poi lui si apra quando è davvero necessario.

La Pannocchia ha dispensato consigli anche agli uomini. Per indicare la strada maestra per comunicare con il “sesso debole” ha spiegato cosa dovrebbero fare i genitori di una bambina che tende a vedere ogni problema come qualcosa di enorme e di insuperabile. La via migliore è quella di aiutarla ad alleggerire il “fardello” che sta portando, a mostrarle la situazione per quello che è e insegnarle ad affrontare tutto con grande senso pratico. Un esempio calzante, dato che il gap comunicativo è qualcosa di innato e non legato all’età. Il segreto è porgere alla donna una sorta di binocolo al contrario, capace di rimpicciolire la sua visione del problema. E con l’uomo basta non pretendere troppe parole se non in casi davvero rilevanti.

Fonte: D – Repubblica