Facebook, e ora anche Twitter, croce e delizia della generazione 2.0, ormai evoluta a 2.1 perché almeno un aggiornamento ce lo saremo fatti anche noi, o è solo una prerogativa di iOS? Ad ogni modo, dicevo, croce e delizia. Sì perché ci ha un po’ facilitato la vita, ha creato ponti tra amori distanti, ha fatto nascere nuove amicizie e facilitato qualche trombata a giovani baldi fondamentalmente timidi oltre lo schermo. Ma ha fatto scoppiare anche tante coppie, riempire il portafogli di avvocati divorzisti e dato in pasto al lupo qualche adolescente agnellina.

Accade così, che cazzeggi saltando da una bacheca all’altra quando, all’improvviso si apre la simpatica conversazione che ha inizio con il solito banale: “Ciao. Come stai?”. Ora, ammesso e non concesso che io stia bene, o male, o così così, perché secondo te la sottoscritta dovrebbe avere la voglia di raccontare ad un emerito sconosciuto come sta?

Puta il caso che sto una merda, lo vengo a raccontare a te, così poi mi chiedi il perché e magari hai anche la presunzione di potermi dare qualche sacrosanto consiglio da amico fidato? O peggio, da neo confidente dei miei stivali.

E se rispondi come sono solita fare con un “In piedi” odiandoti per quanto la battuta sia banalmente al loro livello, i più idioti ribattono con un “???”, i fiduciosi con un “ahahahah mi stai già simpatica” (devi vedere tu), mentre i più sagaci chiedono scusa e si ritirano in buon ordine.

Questi ultimi, solitamente, sono quelli che apprezzo di più, spariscono, ti seguono silenziosi, magari qualche volta ti donano un “like” speranzosi di ricevere un segnale, altre volte, inorgogliti ti cancellano dopo aver lasciato un commento sulla tua bacheca così bistrattata: “Sei una stronza figa di legno”. E mai complimento suonò più piacevole.

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