Era ed è un trionfo annunciato. Si sapeva. Risate, evasione e qualche lacrima (sotto gli occhialetti per il 3D). Insomma il Cinema. D’animazione, ma dov’è la differenza? UP esce in Italia, dopo aver sedotto tutti, critica e pubblico.

Forse non c’era bisogno di tutta questa presentazione, né di giri in mongolfiera colorata per l’Europa. Bastava l’inizio del film. Anche senza occhiali 3D. Dopo pochi minuti c’è una battuta, “Tu non parli molto”, che apre una sequenza d’immagini mute e poetiche che ripercorrono l’intera vita del vecchio protagonista Carl Fredricksen. Forse la scena più bella di tutto il film, che ci spiega in una manciata di secondi, ogni piccolo dettaglio per entrare profondamente nella storia.

L’avventura fra le nuvole dell’anziano venditore di palloncini (i cui lineamenti e occhiali hanno come modello l’icona Spencer Tracy), e del bambino Russell, giovane scout di 8 anni (che diventerà suo nipote adottivo), a quel punto va oltre la bellezza mozzafiato degli orizzonti paradisiaci dai colori accesi e dei super effetti tridimensionali. Sotto questo profilo, infatti, la Pixar è una garanzia. Perché sceglie di puntare sempre più sulla narrazione e sui personaggi, piuttosto che affidarsi esclusivamente all’impatto visivo esaltato dalla tecnologia.

Un film per piccoli e per grandi, dove ci sono, è vero, tutti gli elementi della morale americana, fra ambientalismo, rapporti fra diverse generazioni, amicizia, lealtà e parole d’onore, tuttavia, sarà perché si vola in alto per tutto il film, mai se ne sente la pesantezza. Anzi, a ben vedere UP rischia a volte di dare qualche vertigine, su tutti i nostri consueti sogni di fuga.

Ottimo, tanto per cambiare, il doppiaggio italiano. La voce di Carl è del grande Giancarlo Giannini. Il cattivo Charles Muntz è doppiato da Arnoldo Foà, mentre il cane parlante Dug, probabilmente il personaggio più simpatico del film, ha la voce di Neri Marcorè.