Da diverse settimane l’opinione pubblica e il mondo mediatico si concentrano sulla drammatica situazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, una donna iraniana 43enne il cui nome è noto a tutti per l’incubo che sta vivendo a causa della chiusura della cultura iraniana.

Lei è stata condannata alla lapidazione perché accusata di adulterio e la sua vita è appesa ad un filo nella speranza che i sentenziatori, alla fine, tornino sui propri passi lasciandola vivere.

Ma il mondo è pieno di casi simili, di contesti in cui l’autorità sovrasta l’umanità, in cui la legge e i pregiudizi hanno la meglio sulla realtà dei fatti.

Sul sito di Amnesty International, dove pure si può firmare l’appello contro la lapidazione di Sakineh, si legge della tragica storia di un’altra donna, questa volta americana e con ritardo mentale, condannata a morte.

Teresa Lewis, questo il suo nome, è accusata di esser stata la mente dell’omicidio del marito e del figliastro, uccisi, concretamente, dal Matthew Shallenberger e Rodney Fuller.

I due uomini, condannati all’ergastolo, sarebbero stati convinti proprio dalla donna con il sesso e con la promessa di condivisione dei soldi dell’assicurazione sulla vita.

Il magistrato, dopo aver ascoltato tale versione dal pubblico ministero, non ha esitato a condannare la donna la quale, però, avrebbe un “quoziente intellettivo borderline“, ovvero pari a 72, unitamente a disturbi di personalità.

La condanna, che dovrebbe essere eseguita in Virginia, è prevista per il prossimo 23 settembre.

Firma l’appello di Amnesty International.