Dopo 100 anni, lo stato statunitense della Virginia torna a condannare a morte una donna. Si chiama Teresa Lewis e nel 2002 è stata ritenuta colpevole dell’omicidio del marito e del figlio acquisito, con il movente di recuperare i 350.000 dollari del premio della polizza sulla vita stipulata dal compagno. Qualche giorno fa vi avevamo informato della vicenda, ora emergono nuovi dettagli che potrebbero cambiare il corso degli eventi, nella speranza che Teresa possa essere sottratta dalla condanna.

L’esecuzione è prevista per il prossimo 23 settembre, quando Teresa verrà uccisa con un’iniezione letale. Gli attivisti contro la pena di morte, però, sollevano legittimi sospetti sulla vicenda: sembra che la donna si sia profondamente pentita e, inoltre, pare che sia stata manipolata e convinta a commettere crimini da un complice, colui che avrebbe dovuto materialmente compiere l’assassinio. A questo si aggiunga, infine, come la donna soffra di un ritardo mentale, avendo un quoziente intellettivo nettamente inferiore alla norma.

Un sito internet è quindi stato creato per chiedere una revisione della sentenza, invocando la possibilità che la pena capitale possa trasformarsi in ergastolo. Nessuno, infatti, vuole far passare Teresa come ingiustamente innocente, ma si vuole solo prevenire un nuovo triste capitolo del sistema della giustizia a stelle e strisce.

A gestire il portale è Lynn Litchfield, un conoscente di Teresa, il quale riporta delle dichiarazioni di Matthew Shallenberger, il complice della donna. Quest’ultimo afferma deciso di essere stato il vero responsabile della tragedia:

Ho incontrato Teresa in un Walmart di Danville. Dal primo momento, ho subito capito come fosse una donna facilmente manipolabile. È stata completamente mia l’idea di uccidere Julian e Charles Lewis. Mi servivano dei soldi e Teresa era un obiettivo molto facile.

In effetti, è stato proprio Shalleberger, morto suicida nel 2006, a far irruzione nell’abitazione della Lewis. Dopo averla svegliata, l’uomo l’ha sapientemente convinta a prendere una pistola e sparare prima al compagno cinquantunenne e poi al figlio di 25 anni.

Oltre a queste dichiarazioni, la condotta di Teresa in carcere è stata esemplare: la donna si è impegnata ad aiutare e supportare le proprie compagne, sedando comportamenti pericolosi quali liti e azioni contro la legge.

Davanti a queste informazioni, non si può rimanere indifferenti: date le premesse, che dimostrano la scioccante vicenda in cui la donna è stata trascinata, ci si chiede se non sia il caso di interrompere la procedura che fra pochi giorni toglierà la vita a Teresa.