Una coppia di Cremona è stata messa sotto processo per aver “dato alla luce” un bambino ricorrendo alla pratica dell’utero in affitto, pratica vietata in Italia ma libera in Ucraina, dove la coppia si è recata. Ora ai genitori è stato tolto il bambino e rischiano una condanna.

Il costo dell’operazione si sarebbe aggirata attorno ai 30mila euro. Il bambino nacque a Kiev un paio di anni fa, dopo che i genitori avevano spedito per posta il seme congelato e avevano affittato un utero. Il bimbo venne iscritto all’anagrafe come figlio della coppia, come prevede la legge ucraina, e poi portato in Italia. Ma poco tempo fa qualcuno avrebbe segnalato alla procura italiana che la cremonese non era mai rimasta incinta.

Così è partita l’inchiesta e oggi il bambino è stato dato in affido. Ma non finisce qui. Dalle indagini è emerso che l’esame del DNA ha messo in dubbio la paternità naturale, dunque la coppia sarebbe stata pure truffata.

Ormai centinaia di coppie scelgono di avere un figlio così: con gli ovuli della futura mamma e il grembo di un’altra donna. Si fa per problemi di sterilità o di salute, ma il metodo è usato anche da alcuni genitori omosessuali. In Italia è vietata, ma è legale in India, in alcuni Stati americani e in Canada, in Russia, Ucraina e Georgia.

Per l’Ucraina servono circa 50 mila euro, ma ci sono anche “pacchetti low cost” da 30 mila euro. Negli Stati Uniti costa almeno 100 mila dollari: il servizio è migliore e non ci sono intoppi legali, visto che il bambino, grazie allo ius soli, nasce cittadino americano.

In India si scende fino a 20 mila dollari per oltre 3mila cliniche specializzate. Fin troppo per Nuova Delhi, che ha chiuso le porte alle coppie omosessuali.Il turismo della maternità surrogata è invece in piena espansione a Est, come dimostrano diversi siti come il russo surrogacy.ru, che celebra la bontà delle madri surrogate locali.

Voi cosa ne pensate?