Sono state circa 4000 le coppie che, nel 2011, sono andate all’estero per avere un bambino, stando agli ultimi dati forniti dall’Osservatorio sul turismo procreativo. La Spagna resta la meta più gettonata, ma cresce l’Ucraina. Come mai? Grazie al boom di siti che pubblicizzano pacchetti low cost (si va dai 9mila ai 30mila euro). Alcuni siti di cliniche private mostrano addirittura un contatore delle nascite che sono avvenute grazie ai loro trattamenti.

L’Ucraina è, anche e soprattutto, la patria dell’utero in affitto, pratica vietata in Italia dalla legge 40. Per gli italiani che vanno incontro a questa procedura, c’è un però. “Da un punto di vista procedurale le coppie si presentano all’ambasciata di Kiev per chiedere il cosiddetto passaporto temporaneo per rientrare in Italia con il bebè, presentando l’atto di nascita compilato secondo la legislazione ucraina – ha spiegato l’avvocato Giorgio Muccio all’Adnkronos, che ha seguito diversi casi di coppie finite in tribunale al rientro in Italia -. Un documento vero dal punto di vista formale, perché fatto secondo una legge che permette la maternità surrogata, ma non vero per la legislazione italiana”.

Preparatevi, dunque, ad un iter lungo e difficile, ma la maggior parte delle sentenze ha stabilito che non esiste reato.