Attenzione, questo è un post che tratta problematiche di gente con un lavoro e che può permettersi di viaggiare, mi piace fare qualcosa di nicchia ogni tanto. 

Per anni una famosa pubblicità ci ha mostrato una donna disperata, a piangere, nella vasca da bagno. Il trauma da fine vacanza rappresentato in quello spot raccoglieva in pochi secondi stati d’animo che chi, dopo qualche settimana di nullafacenza, non riusciva ad accettare. Il copione è sempre lo stesso. Tutto inizia con la colonna sonora di Laguna Blu, tu che osservi fuori dal finestrino il paesaggio e qualsiasi cosa sembra incantevole: cuori che sostituiscono cerchi nel grano, uccellini che cinguettano il tuo nome e alberi che fanno l’occhiolino ti accompagnano a destinazione.

Inizi a spalmare la crema in treno per non perdere tempo e una volta in spiaggia attivi la modalità lucertola. Aaaah, quanto l’hai desiderato il tepore della sabbia sulla pelle, la salsedine tra i capelli e i massaggiatori abusivi, eh? I giorni passano ma non te ne rendi conto, il dramma arriva poche ore prima del rientro, quando trovi quel trolley vuoto da riempire con meno vestiti possibile per lasciare spazio a pomodori secchi, ‘nduja e paste di mandorla.

In men che non si dica sei in aeroporto, stazione o auto con lo sguardo smarrito a cercare comprensione tra gli altri ex vacanzieri. E ci si abbraccia in un bagno pubblico per poi mostrarsi i segni del costume, testimonianza palpabile dei bei tempi andati. La sfiga vuole che alla radio passi “L’estate sta finendo”, “Una rotonda sul mare”, “Acqua azzurra, acqua chiara”. Una lacrima riga il viso, sfiora le labbra, è salata. Proprio come il mare, cazzo, non ne uscirai mai. Ti aggrappi alle illusioni, in autogrill chiedi una fetta di cocomero, “Non è più periodo, l’anno prossimo!”.

E ora la parte più efferata: il portone di casa. Oltre quel confine sai che ricomincia tutto, che avrai moltissime foto da condividere su Facebook e instagram, tweet indignati su Twitter, una pizza surgelata a farti compagnia nelle sere di novembre, X-factor il mercoledì e Masterchef al giovedì.  E allora come combattere la voglia incessante di presentarsi al casello in retromarcia dicendo: “Fanculo, apro un chiosco di banane sulla spiaggia”?

Semplice: metti della sabbia in valigia, una volta arrivato riempi la vasca da bagno con acqua, salala e clicca play su quel cd col rumore delle onde. Paga delle comparse per i seguenti ruoli:

-il vicino che parla tutto il giorno al telefono

-la moglie che fa gli occhi dolci

-i due bambini che ti schizzano

-il venditore di cocco bello

-il Pr che lascia bigliettini per la festa dell’indomani

-il pelosissimo uomo orso

-il pacchetto di sigarette vuoto lasciato da un incivile di cui ti lamenterai per manifestare il tuo alto senso ecologico

-meduse sparse

-la palla che ti colpisce accidentalmente.

Non manca più nulla, entra in vasca, chiudi gli occhi e pensa di essere ancora in villeggiatura.

Da pazzi,vero? Esatto, come lamentarsi di tornare a lavorare in un Paese che di lavoro non ne ha quasi più.

photo credit: matt.hintsa via photopin cc