L’inverno si avvicina e il rischio di contrarre l’influenza aumenta sempre di più. Dopo i casi di virus parainfluenzali, pochi giorni fa è stato individuato il primo caso di “influenza australiana” per questa stagione: il virus H3N3 è stato prontamente isolato a Genova su un paziente di 40 anni.

I sintomi che caratterizzano la Perth, altro nome per individuare la cosiddetta influenza australiana, sono gli stessi dell’anno scorso: aumento della temperatura, intorno ai 38 gradi, mal di testa, congestione nasale, tosse ed eccessiva sudorazione. Ma secondo le previsioni, torneranno a colpire i virus l’H3N2, l’H1N1 – meglio conosciuto col nome di influenza A – e il B/Brisbane.

Nonostante il Ministero della Salute raccomandi il vaccino, distribuito gratuitamente per anziani e soggetti a rischio influenza, c’è chi è contrario a una corsa all’utilizzo di medicine contro i virus influenzali. Secondo il dottor Attilio Speciani, le persone sane di tutte le età possono combattere l’influenza con rimedi naturali:

«Anziani e bambini in buona {#salute}, nonché le persone sane di tutte le età, invece, si possono proteggere con forme naturali di terapia che rafforzino il sistema immunitario. Il contatto con i virus allena le difese e gli studi hanno dimostrato che durante una forma virale, per esempio, il nostro corpo aumenta la produzione di interferone, sostanza che ci difende da future forme tumorali.»

Alternative valide al vaccino sarebbero quindi un’alimentazione ricca di frutta e verdure colorate e l’assunzione di integratori vitaminici per chi ha carenza di vitamina C.

Tuttavia, l’avanzare della malattia può essere fermato solo dal vaccino che, a detta del dottor Fabrizio Pregliasco, può essere assunto senza problemi a qualsiasi età ed è altamente consigliato per le categorie a rischio:

«La vaccinazione è un’opportunità per tutti, dai sei mesi ai 99 anni. È indispensabile per evitare l’influenza nelle persone più fragili che vengono così protette dalle eventuali complicazioni – come la polmonite – ma anche per bloccare la trasmissione della malattia nella popolazione. Su scala famigliare, insomma, vaccinando il bimbo salviamo la nonna.»