All’Hôtel Salomon de Rothschild di Parigi, è andato in scena quello che potrebbe essere – se le voci fossero confermate – l’ultimo défilé insieme di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli per Valentino Haute Couture: le sale del sontuoso palazzo di fine Ottocento hanno visto sfilare, tra l’entusiasmo generale dei tanti invitati, i 40 outfit della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2016- 2017.

Ognuno di loro ha un nome che corrisponde a un sentimento umano per onorare Shakespeare in occasione del quarto centenario della sua morte: Onore, Invidia, Fiducia, Segretezza, Regalità, Magnanimità, Innocenza, Eccentricità.

Il nostro è un Amleto moderno che ha incontrato il punk, come si vede anche dal fatto che agli abiti da sera abbiamo abbinato gli stivali alti al ginocchio, oppure che abbiamo utilizzato la pelle per decorare il tulle“, ha raccontato Maria Grazia Chiuri. Niente costumi teatrali, quindi, ma un principe di Danimarca trasformato in un’elegante signora che indossa la camicia bianca con la gorgiera o la giacca effetto corazza in tulle ricamata con coriandoli di pelle color bronzo.

Sulla passerella si sono così alternati, sulle note del “Romeo e Giulietta” di Prokofiev, una galleria di ritratti elisabettiani, dal tono solenne e contemporaneo insieme, espresso anche dalla scelta di colori densi e notturni, con prevalenza di nero, bronzo e oro. A Pat McGrath il compito di realizzare il make up all’insegna di una naturalezza tutta bonne mine e a Guido Palau le pettinature tirate indietro, con coda bassa e riga centrale; unico vezzo, le ciocche frontali impreziosite da fermagli dorati come Anna Bolena.

Teatrale e austera la silhouette di Valentino Haute Couture: i pantaloni sono affilati, le giacche piccole e aderenti, gli abiti liquidi e aggraziati, i cappotti solenni. Il lusso è tutto nel gioco di tessiture preziose nei broccati, nei taffetà, nelle organze impreziosite di ricami sontuosi e scritte colte, come quella che cita Shakespeare sull’abito lungo: “Se mi ami sarò sempre nel tuo cuore, se mi odi sarò sempre nella tua mente“.

È potente la forza espressiva degli abiti, che traducono il punk elisabettiano perseguito dai due stilisti: Amleto, ribattezzato Onore, ha i pantaloni di lana neri negli stivali alti, tacco piatto, la camicia in popeline con collo-gorgiera e la giacchetta attillata chiusa da una zip; al collo porta catene d’oro, realizzate dalla Valentino in collaborazione con Alessandro Gaggio. Ancora una gorgiera nell’abito lungo chiamato Segretezza, in lana e seta con intrecci di pelle dall’effetto nude look che lo percorrono per tutta la lunghezza: 470 ore per realizzarlo. L’Invidia è rappresentata da un abito lungo di taffetà bronzo con animali fantastici, draghi e unicorni: 110 ore per dipingerlo a mano. Thanatos è un abito in tulle nero con incrostazioni di piccoli pezzi di pelle color bronzo: è leggerissimo, ma grazie al lavoro delle sarte gode di un effetto ottico che lo rende simile a una corazza.

Galleria di immagini: Valentino Haute Couture Autunno/Inverno 2016- 2017, foto

I due stilisti sono particolarmente legati alla Valorosa, un abito in tulle nero ricamato a punto smock con decori di perline e jais: 580 ore di lavoro. Molto impegnativo per l’atelier è stato anche Eccentricità, in tulle e pizzo ecru arricciato sul seno, con un cappotto di organza con patchwork di tessuti antichi, costato addirittura 1200 ore alla sartoria.

È stata l’idea del palcoscenico, del teatro di Shakespeare, dove ognuno rappresenta se stesso, emozioni e sentimenti, tutte le sfaccettature dell’animo umano, la nostra fonte d’ispirazione per questa nuova collezione“, hanno spiegato Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, che come Karl Lagerfeld da Chanel, quest’anno hanno voluto rimarcare, giustamente, l’indispensabile lavoro delle sarte, tanto che sul sito di Valentino è possibile vedere un filmato dedicato alla scuola di sartoria aperta dalla Maison a settembre. “Voglio fare la sarta perché per me è la parte più bella di questo lavoro“, dice una delle allieve. E a vedere la sfilata  Valentino Haute Couture non le si può davvero dare torto.