Valeria Grasso, coraggiosa titolare di due palestre di Palermo, aveva denunciato il pizzo contribuendo così all’incarcerazione di Rosario Pedone e Salvatore Lo Cricchio, legati alla famiglia mafiosa dei Madonia. Una donna forte che ha scelto di non subirema di reagire alla sudditanza mafiosa, e per questo motivo è rimasta sola.

Abbandonata dalla sua città, e isolata dalle istituzioni aveva cercato tutela e supporto incatenandosi ad una fontana di fronte al Viminale. In sua compagnia l’imprenditore siciliano, Ignazio Cutrò, compagno di lotte che che aveva dimostrato il coraggio di ribellarsi ai proprio aguzzini. Queste le parole della donna:

Galleria di immagini: Valeria Grasso

“Chissà cosa dirà la mia famiglia, nel vedermi qui, come un animale mentre faccio l’elemosina per essere ascoltata dallo Stato”.

Per dimostrare ai suoi figli e ad una generazione che denunciare è un gesto dovuto, una scelta obbligata per contrastare la sudditanza mafiosa. Un’azione che dovrebbe diffondersi come un virus in un territorio incancrenito dalla paura, dove il racket è di casa.

La donna si era sentita emarginata anche da Addipizzo, comitato molto attivo contro la mafia e il pizzo in Sicilia. Per questo motivo aveva trovato sostegno nell’eurodeputata dell’Italia dei valori, Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia e in Giulio Cavalli attore teatrale e politico dell’Idv, anche lui sotto scorta per aver denunciato le infiltrazioni mafiose al nord in particolare negli appalti per l’Expo 2015.

Ma il gesto di Valeria ha portato a nuove minacce e ritorsioni, per questo motivo sono stati presi provvedimenti facendola entrare con la famiglia nel programma di protezione testimoni. Il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ha chiarito la situazione:

“Abbiamo valutato le denunce che l’imprenditrice aveva fatto, così ho inoltrato la richiesta di piano di protezione per la donna come testimone di giustizia dopo le numerose intimidazioni subite”.

Sonia Alfano ha commentato la vicenda dal suo blog:

“Valeria è stata lasciata sola da persone che si dovrebbero vergognare, le è stata fatto pagare il fatto che si fosse avvicinata a me. Io ho grande stima dei ragazzi di Addio Pizzo ma alcuni dirigenti dovrebbero smetterla di fare antimafia di facciata, istituzionale, senza sapere davvero cosa sia la lotta al racket. Questa è una città dove anche il carrozzone dell’antimafia ragiona con logiche paramafiose non si riesce a capire cosa voglia dire per Valeria lasciare la sua terra, per i suoi figli abbandonare gli amici, e di questo quelle associazioni cosiddette antimafia dovranno rendere conto. Davanti ai miei occhi e a quelli di Ignazio Cutrò alcuni esponenti di rinomate sigle antimafia sbeffeggiavano Valeria. Il risultato è quello di oggi: una donna forte e coraggiosa costretta a lasciare casa sua di corsa. Per qualcuno che ha fatto dell’antimafia un mestiere sarebbe il caso di andarsi a cercare un lavoro vero”.

Ignazio Cutrò, che ha aperto un’associazione antiracket per dire a tutti gli imprenditori che “denunciare è un tuo diritto, ma anche un tuo dovere di cittadino libero che vuole vivere da uomo libero”, spinto forse dal gesto di Valeria ha scelto di lasciare anche lui la Sicilia. Non una sconfitta ma la voglia di salvaguardare la vita della propria famiglia, un atto umano.

“Mi sento privato di una compagna di battaglie che è stata abbandonata e costretta a scappare da questa terra”.