Torna a parlare Valter Lavitola, questa volta dal suo rifugio sicuro a Panama. Lo fa partecipando in video conferenza con “Bersaglio mobile”, il nuovo programma d’approfondimento di La7 condotto da Enrico Mentana. L’ex direttore di “Avanti!” risponde ad una serie di domande poste da alcuni giornalisti presenti, tra questi il vice-direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio.

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Nessuna decisione di uscire allo scoperto, Lavitola resta ben nascosto in una località segreta. Le affermazioni dell’imprenditore, sospettato di essere il faccendiere di Silvio Berlusconi nella “questione escort”, vanno comunque a tutto campo, dal perché della sua latitanza ad una telefonata che potrebbe scagionarlo, ma che al momento non risulta essere stata trascritta o intercettata:

«La mia telefonata è stata fatta dalla stessa utenza argentina usata con Tarantini ma non c’è traccia di questa intercettazione. Perché?».

Lavitola definisce Nicola Tarantini e sua moglie come un uomo un po’ fesso e una coppia “fuori dalla realtà”, interessata solo ad ottenere in fretta soldi da sperperare. Nega la questione legata alla scheda peruviana, che sostiene essere italiana, ma acquistata da un suo collaboratore peruviano. Riguardo il suo rapporto con Silvio Berlusconi risponde di essere:

«riuscito, invece, dopo una gavetta lunghissima a far sì che il presidente mi concedesse di dire la mia su una serie di argomenti importanti, come si evince nella telefonata in questione. Sono un giornalista, faccio politica da 25 anni. Non sono un cretino: non vedo perché non avessi il diritto di dire la mia al presidente. Mi ero ritagliato un piccolo ruolo».

Quando Corrado Formigli, conduttore di “Piazza Pulita”, gli domanda perché avesse dato lui i 500.000 euro a Tarantini per conto di Berlusconi, Lavitola afferma:

«Perché Berlusconi al momento non poteva per altri motivi e li ho dati io. Non ce la facevo più ad avere due, tre telefonate al giorno dai Tarantini. Il premier aveva dato questi soldi solo per far avviare a Gianpaolo una attività imprenditoriale all’estero. Per me era una liberazione, specie quando Tarantini ha detto: ‘datemi questi soldi e non vi rompo più».

Alla domanda di Marco Travaglio sul motivo per il quale non torni in Italia a difendersi, Valter Lavitoladichiara di avere un “sacro terrore della magistratura“:

«Sono latitante per alcuni errori, ma forse ho fatto bene vedendo quello che è successo a Tarantini e alla moglie, che non doveva essere arrestata perché aveva dei bambini piccoli. Tutto contro la legge, nonostante la misura sia disposta da un gip donna. Io avrei fatto la stessa fine di Tarantini: due mesi di carcere e poi mi avrebbero rilasciato chiedendomi scusa perché non ho fatto nulla».

Fonte: Il Fatto Quotidiano