L’edizione 2011 dell’Heineken Jammin Festival si è conclusa ieri. Per il gran finale è salito sul palco Vasco Rossi, cantautore italiano tra i più apprezzati in patria. Ad anticipare il suo concerto i Danka, band che ha partecipato all’Heineken Jammin’s Contest, i Quartiere Coffee, Noemi, Taylor Momsen (e i suoi Pretty Reckless) e gli All Time Low, artisti di fama che però hanno subito la maggiore (e diremo ovvia) popolarità del Blasco: il pubblico era lì per lui e nessun altro e non lo ha mascherato. Quarantamila tra ragazzi e ragazze che hanno gioito e urlato all’arrivo della rock star.

Con il suo classico look (berretto, giubbetto e occhiali scuri) ha iniziato il concerto con “Sei pazza di me”, traccia tratta dal suo ultimo lavoro intitolato “Vivere o niente“, per poi continuare con altre canzoni tra le quali l’ormai conosciutissima “Eh gia”. Immancabili i pezzi storici: “Ti prendo e ti porto via”, “Gioca con me”, “Rewind”, “Delusa” per concludere infine con “Albachiara” e “Vita spericolata”.

Galleria di immagini: Foto di Vasco Rossi e dell'Heineken Jammin Festival

Un successo che ha stupito anche Roberto De Luca, organizzatore dell’evento, che ha tenuto a precisare che l’anno prossimo l’Heineken Jammin Festival si terrà nuovamente al Parco San Giuliano di Mestre. Certo, un’edizione, quella appena conclusa, che non verrà ricordata per le massime affluenze: probabilmente è stata infatti l’ultima serata in compagnia di Vasco a rialzare la media generale di pubblico dell’intero festival. Circa cinquanta mila le presenze registrate quest’anno, a dispetto delle oltre centomila degli scorsi anni.

A fornire una delle possibili spiegazioni ci pensa Claudio Trotta di Barley Arts, uno dei massimi esperti e organizzatori di festival musicali:

“L’idea del festival in questo paese non ha mai funzionato, a parte i casi del Rototom e di Italia Wave, che però era a ingresso gratuito. I motivi sono semplici: mentalità conservatrice del pubblico, schiavo dell’artista preferito o dell’headliner; atteggiamento fighetto del popolo rock in Italia che ha paura di vivere l’esperienza del festival, anche se questo prevede i disagi di una giornata di pioggia; e infine le location sbagliate, quasi sempre autodromi o spazi fuori mano. Per fare i numeri ci vorrebbero location con centralità geografica nella penisola, ben serviti e poi scelte di cast più centrate senza sottostare all’obbligo del grande nome”.