Vasco Rossi continua a far parlare di sé, mentre alla {#Mostra del Cinema di Venezia} si celebra il cantautore di Zocca con il docu-film dal titolo

Questa storia qua“. Una recente intervista a Vanity Fair ha scatenato il putiferio, non nuovo alle provocazioni che lancia con costanza dalla sua pagina di Facebook, il Blasco questa volta pesta i piedi alla categoria degli oncologi.

Galleria di immagini: Vasco Rossi e gli oncologi

Rientrato da poco in clinica per completare la terapia alla quale è sottoposto per una poco chiara frattura della costola, il cantautore di Zocca dice la sua sul cancro. Nel tentativo di rassicurare i suoi fans, e come è nel suo stile cristallino e diretto, Vasco ha dichiarato senza mezze misure:

“Se avessi avuto un cancro non mi sarei curato. Antidolorifici ai Caraibi, ecco quello che avrei fatto. Perché non voglio soffrire, voglio morire allegro”.

Molti oncologi hanno risposto negativamente all’invito di Vasco, giudicando le sue parole fortemente influenzabili. Anche se la sua è solo una considerazione personale, i medici temono che i suoi fan la vivano come una sorta di invito a rifiutare le cure, in favore di una morte più rapida. Parole offensive, secondo la categoria, che non rispetterebbero le sofferenze di chi sta vivendo e combatte ogni giorno contro il tumore.

Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia del prestigioso Istituto Nazionale Tumori di Aviano, si oppone alle dichiarazioni del Comandante e dati alla mano dichiara:

“Ogni giorno lavorativo in Italia a circa 1.000 nostri connazionali viene fatta una diagnosi di cancro per 250.000 nuovi casi di tumore l’anno, dei quali circa 10.000 sono sotto l’età dei 40 anni. In Italia vi sono oggi 2.200.000 persone che vivono con il cancro e, di queste, circa 1.285.000 sono lungo sopravviventi, possono cioè essere considerati guariti con una spettanza di vita identica a quella della popolazione generale senza cancro. Quanto riferito pertanto da Vasco Rossi, pur rispettando la sua personale visione del problema, non si può assolutamente accettare come un eventuale consiglio a chi è affetto da una patologia oncologica. Tra l’altro i Caraibi, oltre a non essere alla portata di molti pazienti, a differenza di Vasco Rossi, farebbero fatica a contenere le oltre 2.200.000 persone che oggi in Italia sono affette da tumore. Un cattivo maestro per quanto riguarda la droga e un pessimo maestro per quanto riguarda l’oncologia: questo è Vasco Rossi. Pur essendo un grande autore e un eccellente cantante. A ognuno però i propri ruoli: sconfinare dalle proprie conoscenze ed esperienze può essere dannoso per gli altri. Comunque, un augurio che la sua malattia, qualunque essa sia, guarisca con i trattamenti in atto. Anche Vasco Rossi è infatti un paziente.”

Non pago di ciò pare che il rocker di Zocca abbia scatenato anche l’ira del Codacons, che ne richiede la chiusura immediata del profilo. Sotto osservazione le recenti dichiarazioni nei confronti del discutibile spot contro l’uso di Marijuana, richiesto dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Esternazioni personali che Rossi stesso definisce come un semplice commento e non un incitamento all’uso dello stupefacente.

Fonte: Corriere della Sera