Vendesi, causa mancato utilizzo, Laurea in Scienze politiche. Con questo semplice annuncio il 26enne Giorgio Tedone, romano trasferitori a Torino dopo aver vinto una borsa di studio, ha scatenato la curiosità e la solidarietà, comprensiva, di tantissimi come lui: ragazzi in gamba, giovani, con titoli di studio, ormai rassegnati. Il suo gesto simbolico, quasi futurista nella sua provocazione, urla nelle coscienze di un paese in crisi.

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La sua storia, riportata in queste ore da tutti i giornali, è esplosa prima sul Web, dove è nata: l’annuncio è stato pubblicato su eBay, e la sua laurea faticosamente conquistata è in vendita alla cigra simbolica di un centesimo di euro. Queste le sue parole ironiche, ma poi cede a una riflessione amara rivolgendosi alla generazione delle mamme e dei papà:

«La pergamena finemente decorata può essere arrotolata per costruire un binocolo con cui guardare le stelle nelle notti in cui noi facciamo i camerieri, o di giorno mentre fate visita nei negozi in cui lavoriamo come commessi. (…) Quando eravamo piccoli ci avete insegnato a inseguire questo sogno e adesso che facciamo finta di essere grandi anche noi ve lo vendiamo.»

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Nel suo appartamento freddo (per risparmiare sul riscaldamento) di Torino, da solo, frugando in un baule per trovare qualcosa da rivendere per poter fare dei regali di Natale, Giorgio ha avuto l’idea: l’unica cosa di qualche valore – ma quale? – era la sua laurea (sulla comparazione economica tra Spagna e Italia) da poco conseguita per poter frequentare lo IED nel capoluogo piemontese.

Tanto, lui questa laurea non la usa. Così come al momento non serve il Master conseguito a Londra, mentre lo stage a Torino gli serve a sopravviverem a scadrà tra pochi giorni e probabilmente non sarà rinnovato (er questo è già intenzionato ad andare all’estero). Per non parlare dei vari attestati in lingua. Giorgio ha fatto tutto quello che si dovrebbe fare per non avere problemi a trovare un lavoro, tranne forse scegliere una laurea poco spendibile sul mercato. Ma tutto quello che ha fatto e comunque conseguito sembra non avere alcuna rilevanza.

In Rete l’hashtag #senzafuturo raccoglie il parere di tanti che si riconoscono nella disperazione di questo ragazzo, che ha certamente trovato una modalità potente di esprimere il disagio di una generazione abituata all’idea di non avere mai un lavoro degno di questo nome.

E non mancano anche tante lettere di precari, studenti, ma anche di genitori. Una mamma, leggendo sul Messaggero – quotidiano che ha dato molto spazio a questa vicenda – le parole di Giorgio si è commossa è ha risposto:

«Come mamma anche io mi sento una “bugiarda” per non poter dire a mio figlio che dopo la laurea raggiungerà il suo obiettivo facendo il lavoro che da sempre ha desiderato e per il quale sta per concludere la magistrale. Mandatelo in giro questo articolo di questo ragazzo, il più possibile a tutta l’Italia e l’Unione Europea. Il futuro dei nostri figli non può valere un centesimo.»

Fonte: Il Messaggero