Una storia di ordinaria indecenza a discapito di una bambina di soli 4 anni. Pare vada di moda punire i figli quando i genitori si trovano nella difficile condizione di non poter far fronte alle spese della mensa scolastica. Molti gli esempi che si sono dati il cambio nell’ultimo anno. Il più famoso quello di Adro, località bresciana, il cui sindaco leghista aveva impedito ad alcuni bambini di servirsi della mensa scolastica perché i genitori ero impossibilitati a pagare i pasti. In soccorso era giunto un anonimo imprenditore che, con un gesto di civile generosità, aveva staccato di sua sponte un assegno saldando i conti.

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Ora la procedura si ripete a Fossalta di Piave in Veneto, nella scuola dell’Infanzia Il Flauto Magico, e la protagonista è una piccola di soli 4 anni. Figlia di una famiglia di origini africane, padre operaio nelle fabbriche locali e madre casalinga che si occupa della figlia e di altri quattro fratelli. La bambina trova posto nella scuola d’Infanzia ma al contempo il padre perde il lavoro ed è costretto a emigrare in Belgio dove gli assicurano un impiego.

Il piccolo equilibrio felice si interrompe e la madre, che non parla se non poche parole, si trova a gestire da sola una famiglia e una vita in una terra straniera. E inoltre i soldi che arrivano dal Belgio non sono sufficienti per far fronte alle spese di una famiglia di 5 figli. Nonostante la madre si rivolga ai servizi sociali, senza esito, e la quota della mensa scolastica sia stata modificata in suo favore, i soldi non bastano per tutti. E la madre non ce la fa.

In un altro posto, forse le famiglie dei compagni di classe avrebbero urlato allo scandalo inscenando manifestazioni di sdegno. Qui invece, in barba al luogo comune del Nord Est inospitale e chiuso, si crea una rete di aiuti e protezione. Le maestre a rotazione rinunciano una volta a settimana al pranzo che gli spetta di diritto, e lo cedono alla bambina. Si attrezzano con panini che si portano da casa, e a loro si uniscono due collaboratrici scolastiche e l’insegnante di religione che viene una volta a settimana. Il cibo avanzato ogni giorno basterebbe per tutti, anche per chi non può pagarsi al retta. Ma le maestre vogliono che ci sia chiarezza e regolarità nel loro gesto.

Il fatto balza agli occhi del sindaco leghista del paese, Massimo Sensini, informato dalla Direttrice del comprensorio Simonetta Murri e dai servizi sociali. Lui si infuria e rivolgendosi alle maestre scrive una lettera di fuoco:

“Si sottolinea che il personale non può cedere il proprio pasto senza incorrere in un danno erariale per il comune di Fossalta di Piave.”

La reazione del Sindaco è sostenuta dalla Murri, che rilancia con una denuncia al provveditorato nel caso la situazione si ripetesse, con relativi provvedimenti disciplinari e la sospensione dall’insegnamento. La Direttrice interpellata dal giornalista de Il Fatto Quotidiano, che ci ha riportato la notizia, ha così risposto:

“Se lei ha una casa del comune non la può subaffittare a dei terzi, capisce? È un reato. Se lei ha diritto a un pasto della mensa non lo può dare a chi passa.”

Come se la bambina fosse un piccolo danno collaterale, e non una scolara del complesso scolastico. Alla madre è stato richiesto di recuperare la piccola e portarla a casa alle 12.00, impedendole quindi di frequentare il tempo pieno e di usufruire dell’interazione pomeridiana con i suoi compagni. Gli altri genitori, indignati, si sono uniti per protestare contro la decisione presa, chiedendo un appuntamento con la Direttrice per risolvere positivamente la questione.

Per ora sembra che nulla possa smuovere i due protagonisti dalla loro decisione, si spera però il buonsenso e l’intelligenza possano prendere il sopravvento su questa ingiustizia che sta ricadendo con violenza su una bambina di soli 4 anni. Colpevole di essere povera in un paese in crisi, che soffre di mancanza di altruismo.