Calorosi applausi per il primo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il primo delle tre pellicole in gara è firmato da Emanuele Crialese, regista noto a Venezia proprio perché nel 2006 fu una sorprendente rivelazione con “Nuovomondo” che gli fece vincere il Leone d’Argento.

Galleria di immagini: Emanuele Crialese e Michael Fassbender

Questa volta ci riprova con un film molto attuale (presente nelle sale italiane a partire dal 7 settembre), incentrato sul tema dell’immigrazione, dal titolo “Terraferma“, in cui al centro della storia vi sono due donne, interpretate dalla siciliana Donatella Finocchiaro e Timnit T., una donna africana la cui storia è molto simile a quella raccontata nel film, perché anche lei ha vissuto sulla propria pelle il terribile dramma della migrazione e dei cosiddetti viaggi della speranza, di cui sentiamo spesso parlare in TV e sui giornali.

La cornice della storia è un isolotto siciliano di pochi abitanti, alcuni dei quali vivono la loro vita col sogno di fuggire da quell’angolo di mondo periferico, senza alternative. Un incontro-scontro tra due donne e due culture diverse, tra le speranze di uomini e donne differenti, ma con la stessa voglia di trovare la propria terraferma.

Ma non è solo stato il film di Crialese a calcare la scena ieri, anche “Shame” di

Steve McQueen ha fatto non poco discutere. Il protagonista della pellicola è l’affascinante Michael Fassbender, già visto qualche giorno fa nei panni di Justav Jung in “A Dangerous method” di Cronenberg, che qui ha fatto molto discutere soprattutto per le scene di sesso e di nudo assai frequenti nel corso della proiezione.

Fassbender interpreta Brandon, un ragazzo

sesso-dipendente che non sa gestire né la sua vita sessuale né quella sentimentale. Un personaggio fragile, ma anche molto umano, per un film che ha certamente diviso la critica. In particolare, il video artista britannico McQueen descrive così il personaggio da lui delineato:

”Nonostante le apparenze, il personaggio di Brandon non è poi una persona molto diversa da tanti altri, né una figura repellente, ma anzi è un tipo d’uomo riconoscibilissimo in cui ci si può identificare”.

E quando parla del film, fa inevitabilmente confronti con il precendente “Hunger” che gli ha portato tanta fortuna:

“In quel film parlavo di politica e di Irlanda. In questo c’è ancora la politica ovvero quello che accade oggi, il Web e tutto il resto. Lì c’era un uomo prigioniero e qui invece un uomo troppo libero. Uno che può fare tutto. E la troppa libertà di oggi è in fondo la nostra prigione”.

Fonte: Ansa