Un viaggio virtuale nel territorio italiano attraverso le razze equine tipiche di ciascuna regione. Dove? A Fieracavalli 2013, come spiega il presidente dell’Associazione italiana allevatori, Pietro Salcuni:

«Il cavallo ha un fortissimo legame con il territorio e in ogni regione italiana ci sono razze locali che testimoniano una tradizione secolare. Dal Trentino Alto Adige, scendendo sino alla Sicilia il nostro Paese esprime una biodiversità senza uguali in Europa, che Aia protegge e promuove».

«Il cavallo permette molteplici attività – aggiunge Salcuni – che spaziano dall’ippoterapia all’equiturismo; ma è chiaro che la valorizzazione del territorio vede nel cavallo un animale in cui credere e sul quale investire. Privilegiando le razze italiane, che portano con sé storia e tradizioni».

E il presidente di Veronafiere, Ettore Riello:

«Siamo gli unici in Europa a dedicare un intero padiglione alle razze italiane tutelate. E grazie al rapporto ormai consolidato con l’Aia, verrà ampliata su tre padiglioni l’area zootecnica a Fieragricola, in programma dal 6 al 9 febbraio a Verona».

Tra le novità della 115esima edizione della Fiera la «Gara di traino del tronco», che vede protagonista il cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido, che vede la sua sede proprio a Verona, il cavallo Norico (nativo dell’Alto Adige) e l’Haflinger (che nasce sulle Alpi).

In Piemonte, nella provincia di Cuneo si trova una razza particolare, a limitata diffusione: il cavallo di Merens, originario della Francia, molto apprezzato dagli appassionati per il turismo equestre.

Scendendo lungo la Penisola in questo tour virtuale degli equidi troviamo il cavallo Bardigiano, che dalla provincia di Parma si è diffuso in Liguria e sull’Appennino Tosco Emiliano. Animale con caratteristiche da trekking e adatto per il turismo equestre, per la grande docilità e affidabilità viene anche impiegato nelle terapie assistite con animali e la riabilitazione equestre.

Toscana e Alto Lazio sono le praterie dei cavalli maremmani, il classico cavallo dei butteri. Dall’iniziale attitudine alla monta da lavoro, s è trasformato in un cavallo da sella di altissimo livello.

Tor Mancina, alle porte della capitale, è la sede del libro genealogico e del più importante allevamento dei lipizzani, i cavalli utilizzati per la conduzione di carrozze e per il dressage. Molto noti per essere i grandi cavalli dell’Alta scuola spagnola di Vienna, i cui capostipiti sono stati censiti per la prima volta nel 1582, sono uno dei vanti della biodiversità delle razze equine. Secondo i dati dell’Associazione italiana allevatori, riportati dal presidente Salcuni, i passaporti rilasciati sono oltre 516mila, «dei quali 446mila di cavalli, e 70mila fra asini, muli e bardotti».

Cavalli da podio quelli di razza Salernitano-Persano, ai quali gli appassionati di sport sono ancora oggi estremamente legati. Con due cavalli campani, infatti, i fratelli Raimondo e Piero D’Inzeo conquistarono due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960.

Dalla Campania alla Puglia, regione culla della razza Murgese. I cavalli della Murgia hanno spiccate caratteristiche per il trekking, ma sono largamente utilizzate da parte del Corpo forestale dello stato nel pattugliamento del territorio. Della stessa zona l’Asino di Martina Franca, il più grande in assoluto in termini di dimensioni.

Arriviamo poi alla Sicilia, con il cavallo Sanfratellano, una razza con attitudine alla sella, sul quale si è concentrato l’interesse di alcuni corpi militari, come i carabinieri. Rappresentano l’isola anche l’Asino pantesco e l’Asino ragusano, quest’ultimo particolarmente adatto alla produzione di latte, estremamente apprezzato sia per l’uso cosmetico che per l’alimentazione di persone con intolleranze alimentari. La Sardegna è rappresentata anche dal suo particolare patrimonio di razze asinine. Un territorio che, anche grazie al supporto dell’Associazione italiana allevatori, ha saputo conservare razze autoctone come l’Asino sardo e l’Asino dell’Asinara, caratterizzato da un manto candido.