Viaggi meno praticati per via del redditometro? È quello che credono gli esperti dei tour operator, preoccupati per il calo delle prenotazioni già intaccate da altre nuove iniziative che coinvolgono il turismo, come la tassa di soggiorno e le nuove modalità di pagamento oltre i 1.000 euro. La crisi economica non risparmia uno dei settori su cui è fondata l’Italia, per cui la preoccupazione è palpabile.

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Pare che il calo dei viaggi si aggiri intorno al 20% in questi ultimi mesi. Il redditometro dovrebbe servire per controllare l’evasione fiscale, un’azione che avrebbe dovuto aver vigore ben prima della crisi economica e che dovrebbe coinvolgere i reali evasori, ma di questi tempi tutti temono di finire nel calderone.

Fortunato Giovannoni, presidente della FIAVET, la Federazione delle agenzie di viaggi aderente a Confcommercio ha spiegato:

«Tutti questi accorgimenti per controllare l’evasione finiscono per scatenare la psicosi: ognuno teme di finire nel ciclone. Si tratta di misure sbagliate, che appesantiscono il sistema, lo mettono fuori mercato e soprattutto non ottengono i risultati sperati. Stiamo veramente esagerando anche perché che senso ha se queste imposizioni ci sono in Italia ma non nel resto d’Europa?»

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La reale questione è anche psicologica e viene da porsi una domanda: solo i viaggi di lusso sono a rischio o anche quelli di breve periodo e low cost? Giovannino rilancia con una cifra:

«Il redditometro sta intaccando i viaggi anche del ceto medio o medio-basso tanto che abbiamo un decremento degli affari a due cifre, da un minimo del 14 fino a un meno 20%. La verità è che il redditometro non può per esempio tenere conto del fatto che c’è gente che, pur di partire, è disposta a mangiare pane e latte tutte le sere.»

Fonte: Ansa.