Per gli amanti dei viaggi e della fotografia, ma anche per i profani con uno sviluppato gusto estetico, ci sono dei luoghi che hanno sempre attratto i fotografi, per ragioni squisitamente iconiche. Anche se dietro c’è sempre qualcosa di più profondo. Ecco le scelte del fotografo del National Geographic.

Per quanto ovvia, Venezia è uno dei luoghi più magici e fotografabili del mondo. Quell’atmosfera rarefatta, un po’ stantia forse, un po’ macabra anche, nello stereotipo globale ben immortalato ne “La morte a Venezia” di Thomas Mann, quando la città era una tappa obbligata per qualsiasi uomo che volesse definirsi istruito. La foto della gondola nel Canale è praticamente imprescindibile. Come lo sono le Piramidi.

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Non c’è niente di più iconico della Sfinge e delle Piramidi d’Egitto. Anche questo una delle mete di viaggio più fotografate al mondo, e a ragione: queste eterne costruzioni nonostante l’ovvietà continuano a sprigionare il fascino del potere, della morte e delle radici comuni dell’umanità.

Altro luogo così iconico da essere uno stereotipo al pari di Venezia e Piramidi, è il Taj Mahal, in India. Uno dei palazzi più belli del mondo, perfettamente simmetrico, dalle forme arzigogolate e ricche, che per di più si riflette nel canale che lo fronteggia. Vale il viaggio, anche solo per fare la foto che milioni di persone hanno fatto allo stesso identico modo.

L’Antartide è una delle mete più ricche di spunti fotografici. Sarà per l’immensità dei ghiacciai, bianco e azzurro che si fondono ovunque, immersi nell’atmosfera di rischio, pericolo e vita all’estremo. In fondo fior di esploratori sono morti cercando di avvicinarsi più possibile al Polo Sud, e qualcosa di quella tragedia si è incarnato nel luogo. E poi ovviamente i branchi di dolcissimi, e telegenicissimi, pinguini. Stonehenge, in Inghilterra, altro posto imperdibile: le foto perfette sono quelle al tramonto, quando gli ultimi raggi di sole passano attraverso le rocce antichissime, messe lì per ragioni ancora sconosciute, millenni fa. Aura mistica, antichità, un senso di eternità rendono questo luogo una tappa fondamentale. Per lo stesso motivo per cui lo sono le statue dell’Isola di Pasqua, in Cile. Con quella figure umane scolpite nella pietra, i moai, che evocano solitudine, adorazione, fede anche, icone perfette da fotografare sullo sfondo di un crepuscolo stellato.

E poi la Cambogia, in particolare il tempio di Ta Prahm, dove la costruzione di pietra e le radici degli alberi si sono fuse in un unico organismo, dove uno non potrebbe reggere senza l’altro. Anche qui aura mistica e senso si eternità, in un luogo però selvaggio, dove natura e cultura si sono perfettamente fuse una nell’altra. Foto inevitabile: la porta del tempio avvolta dalle radici.

Fonte: National Geographic