Erik Gandini l’autore di “Videocracy”, in un intervista dichiarava di non digerire l’orrore italiano, criticando a chiare lettere sia l’etica che l’estetica del nostro paese. Gandini è nato e cresciuto in Italia, ma oramai sono più di vent’anni che vive in Svizzera, quindi con la “giusta” distanza prende in esame le nostre problematiche. L’analisi che fa è questa:

Se allora ci avessero detto che quelle donne seminude, e quei programmi bizzarri e improbabili, avrebbero cambiato l’Italia, che avremmo avuto nostalgia di “Drive In” come esempio di buona TV, avremmo riso. Io l’avrei fatto almeno.

Videocracy, è stato presentato a Venezia ed è già richiestissimo in tutta Europa, ha riscosso il punteggio più alto nella categoria documentari al “Toronto Film Festival“; al botteghino ha incassato dopo Venezia più di 740.000 euro. Il docu-film mette sotto l’obiettivo molti personaggi come: Lele Mora, Briatore o Corona. Sempre Gandini sostiene:

…il fenomeno della democrazia televisiva e del trionfo della banalità vede nell’Italia un’avanguardia.

In sostanza l’autore conferma che non bisogna in nessun modo essere schiavi dell’attualità, il viaggio del regista vorrebbe spiegare il nostro paese agli stranieri, farlo conoscere attraverso i piccoli ingranaggi. Personalmente non credo che l’Italia e i cosi detti “piccoli ingranaggi”, possano essere svelati mostrando tic o nevrosi. Attraverso gli “stessi programmi” che Gandini trasforma in capo di accusa. Il nodo della questione da affrontare potrebbe essere quello di una costante passività dello spettatore moderno.