Un’Italia di contraddizioni e frasi fatte. È questo il risultato complessivo delle quindici liste stilate da Fabio Fazio, Roberto Saviano e alcuni dei loro ospiti della prima puntata di “Vieni via con me“. Stralci commoventi di parole, che talvolta dure diventano pietre, fredde come ghiaccio o incandescenti come lava.

Trattano di luoghi comuni, di lavoro precario, di immigrazione, di intolleranza, di pensioni minime, di storie dimenticate, di punti di vista, di maleducazione diffusa, di cultura “tagliata”, di motivi per andare o per restare.

Compilare una lista non è mai facile, come Nick Hornby insegna: vuol dire decidere cosa lasciare fuori e cosa tenere dentro. In ogni lista, ogni italiano è riuscito a ritrovarsi, vedersi proiettato in un universo autoironico in cui ci si raffigura contraddizione vivente, di fronte all’Europa e al resto del mondo.

Così la lista diventa un modo per criticare, e soprattutto per utilizzare quello strumento fondamentale che è l’autocritica, che ci fa crescere, che ci fa andare via o ci fa restare in un dato luogo e in un dato tempo. Nei dialoghi tra Saviano e Fazio ci sono delle ragioni per partire:

Vado via perché non se ne può più, vado via perché non mi sento un eroe, vado via perché preferisco i paesi dove ci si può annoiare, vado via perché voglio dimenticare tutto quello che ho visto, vado via perché mi sa che va via anche Cassano, vado via perché non voglio più chiedermi cosa c’è sotto, vado via perché questo è il paese che ha inventato il “me ne frego”, vado via per sentirmi normale, vado via perché non voglio vivere dove comandano le mafie, vado via perché non sopporto le feste patronali, vado via perché qui si applaude ai funerali, vado via perché preferisco mangiare peggio ma vivere meglio, vado via perché il cinquantennale di Piazza Fontana non lo potrei sopportare, vado via perché può bastare, vado via perché mi è già bastato, vado via perché a Milano cacciano i bambini Rom, vado via perché dev’essere bellissimo tornare qui da turista, vado via perché non voglio veder crollare altri pezzi di Pompei, vado via perché dobbiamo sgomberare il palco per il finale.

Ma ci sono state anche le ragioni per cui restare:

Resto qui perché non ho proprietà ad Antigua, resto qui perché non voglio andare ad Antigua, resto qui perché voglio sentire le canzoni in italiano, resto qui per scoprire chi è stato, resto qui per vedere lo Stato conquistare il Sud, resto qui per vedere il tricolore conquistare il Nord, resto qui perché non voglio che le mafie continuino a comandare, resto qui perché questa sera ho ascoltato Roberto Benigni, resto qui perché questa sera mi hanno fatto un regalo Roberto Benigni e Claudio Abbado, resto qui perché mi hanno fatto un regalo bellissimo Angela Finocchiaro, Nichi Vendola, Daniele Silvestri e poi perché voglio ammazzarmi di carboidrati, resto qui perché a dicembre ci sono le arance buone, resto qui finché Mina non torna in TV, resto qui perché due figli non li sposti facilmente, resto qui perché sono italiano.

Nella decostruzione dell’intera cultura italiana in senso lato, restano poche cose per cui restare, sul piatto della bilancia le cose per cui andarsene sono più pesanti. Ma si resta ugualmente per un’altra puntata di “Vieni via con me“.