Paolo Granzotto, giornalista de Il Giornale, non ha gradito molto l’intervento di Nichi Vendola fatto a “Vieni via con me“, la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano, attraverso il quale voleva rispondere alle dichiarazioni omofobe di Silvio Berlusconi. L’editorialista ha riservato parole fin troppo dure sia per Vendola che per lo show Rai:

Fabio Fazio col suo birignao, Roberto Benigni col suo scutrettolante linguaggio corporeo, Roberto Saviano con il ben predisposto sembiante da “macho-macho man” alla Freddy Mercury, ecco, quel terzetto al quale ovviamente va aggiunto l’ospite d’onore, Nichi Vendola, pareva lì per sponsorizzare il Gay Pride.

Nell’articolo pubblicato sulle pagine de Il Giornale, viene evidenziato come l’autore non abbia alcuna paura di offendere gli interessati, piuttosto a suo parere questi saranno lusingati dalle sue parole:

Lo dico attenendomi al canone politicamente corretto e usando vocaboli sdoganati da un Vendola in stato di grazia: per movenze e linguaggio, per quei sorrisini e quello sgranare gli occhioni, per quelle reticenze da verginelli o da Vispa Teresa di Paolo Poli, dalla brigata di Vieni via con me traspariva una palese consuetudine alla checcaggine, alla ricchionaggine.

L’impressione data da Nichi Vendola e dalle sue parole era quella, secondo Paolo Granzotto; pare che non abbia colto completamente il perché di quanto detto dal politico, o che l’abbia colto ma criticando il modo in cui l’ha fatto. Vendola aveva elencato tutti i modi in cui viene definito un omosessuale in Italia, nonché una lista di pene a cui molti gay sono stati condannati in passato (e non solo). Granzotto critica proprio questa parte, perché a suo parere:

Che poi la parte o l’insieme fosse tale, checca o ricchiona che dir si voglia, questo non si sa e, rispettosi come siamo della privatezza altrui, nemmeno ci interessa.

E intanto chi difende l’omosessualità viene criticato, chi non dovrebbe la tira in ballo per giustificare altri “peccati”, mentre se non se ne parla non si può sensibilizzare il popolo a una questione così delicata. Qual è dunque il modo giusto per affrontare il tema in televisione?