Fabio Fazio legge il suo ultimo elenco su cosa gli resta di “Vieni via con me“, scatta la protesta e la replica della Rai. Ieri sera a “Che tempo che fa” Fazio aveva parlato ai telespettatori della lettera ricevuta dalla Rai, per aver sforato nella programmazione dell’ultima puntata di qualche minuto e della sospensione del capostruttura Loris Mazzetti.

La Rai non ha fatto attendere la risposta:

Nessun rimprovero e meno che meno nessuna censura a “Vieni via con Me”, ma soltanto una dovuta comunicazione interna di natura esclusivamente tecnica indirizzata, come è suo diritto-dovere, autonomamente dalla Direzione Palinsesto alla Direzione di Rai3, com’è avvenuto, avviene e avverrà in casi analoghi per tutte le reti, per tutti i canali e per tutte le trasmissioni, senza che nessuno abbia mai gridato maniacalmente a fantasiose e del tutto improbabili libertà violate.

Intanto la sospensione per Mazzetti resta, anche se potrebbe ricorrere all’arbitrato aziendale. Le sue “colpe” sarebbero alcuni articoli comparsi su “Il fatto quotidiano” e delle dichiarazioni rese durante la trasmissione e una partecipazione a un programma di La7, il tutto considerato lesivo per l’immagine della Rai.

Il vice presidente della commissione di Vigilanza Giorgio Merlo difende Mazzetti, che fu il braccio destro di Enzo Biagi:

La sospensione inflitta è francamente esagerata e rischia di trasformare una bella trasmissione, seppur caratterizzata da un singolare ed originale pluralismo, in una parentesi buia del servizio pubblico. I problemi della Rai, come tutti sanno, sono di altra natura. La sanzione a Mazzetti denota che si continua a guardare al dito e non alla luna. Nella Rai non esistono gli eroi né, tantomeno, i martiri. Nonostante una pubblicistica che sorvola sugli incassi milionari di alcuni protagonisti del piccolo schermo per poi trasformarli in martiri della libertà di informazione.

Il tutto sembra quasi una vendetta: se c’è qualcuno che ha un buon successo non avrebbe dovuto permettersi tanta ambizione. Ma in effetti, il rischio di dare a Mazzetti la palma del martire c’è: il tutto suona come una censura, anche se le ragioni non sembrano propriamente politiche ma fondate sul nulla, su una sorta di corsa alla mediocrità e all’insuccesso.