Nella terza puntata di “Vieni via con me” andata in onda lunedì scorso, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva avuto l’occasione di replicare alle accuse rivolte da Roberto Saviano alla Lega Nord la settimana precedente. In maniera analoga, il gruppo pro-vita richiede ora il diritto di replica per esporre il proprio punto di vista opposto a quello di Beppino Englaro e Mina Welby.

In merito a questa decisione il CdA Rai si era spaccato, con i consiglieri dell’opposizione usciti per protesta, ma alla fine aveva dato il proprio assenso alla replica. Sembrava quindi che il gruppo pro-vita potesse partecipare regolarmente alla prossima (nonché ultima) puntata del programma. Però Fabio Fazio e Roberto Saviano hanno detto no a questa decisione e non hanno intenzione di ospitare un altro diritto di replica. Secondo il comunicato ufficiale:

Fabio Fazio, Roberto Saviano e gli autori di “Vieni via con me” ritengono inaccettabile la richiesta. [..] Un programma di racconti, come il nostro, non ha la pretesa né il dovere né la presunzione di rappresentare tutte le opinioni. Non siamo un talk-show, non siamo una tribuna politica. Se ogni associazione o movimento che non si sente rappresentato da quanto viene detto in trasmissione chiedesse di dire la sua, non basterebbero mille puntate di “Vieni via con me”. La Rai dispone di spazi adatti per dare voce alle posizioni del movimento pro-vita, che del resto già ne usufruisce ampiamente. L’idea che ogni opinione, ogni racconto, ogni punto di vista, ogni storia umana debba essere sottoposta a un obbligo di replica ci pare lesiva della libertà autorale, della libertà di scelta del Pubblico, e soprattutto della libertà di espressione.

In difesa degli autori del programma è intervenuto il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini:

Sbaglia chi contrappone una storia a un’altra, un’esperienza a un’altra. O equipara un’esperienza a una tesi politica e costruisce uno scontro ideologico fra dolori. “Vieni via con me” non è un programma a favore della morte. Anche se ha sfidato in TV il tabù della morte. “Vieni via con me” racconta esperienze di vita. È stato capace di portare in prima serata temi difficili e angosciosi. Ha dato voce a persone che di rado l’hanno in televisione, non per costruire attraverso di loro contrapposizioni ideologiche né per usarle come armi da brandire in mano ai diversi schieramenti.

Domani dovrebbe avvenire un incontro, possibilmente chiarificatore, tra il direttore generale Mauro Masi e Ruffini, ma l’ultima puntata del seguitissimo programma potrebbe essere addirittura a rischio.