Facebook a tutte le ore del giorno, e spesso della notte. Sui rischi e danni che l’uso dei social network possa arrecare ai minori sono stati scritti fiumi di testi, ma a far riaccendere il dibattito è stato un divieto imposto alla prole da un personaggio a dir poco noto.

Vietare o meno Facebook ai figli? I pareri dei genitori sono molto diversi in merito, ma in questi giorni non si parla d’altro che dell’esempio dato da Barack Obama, che insieme alla moglie Michelle ha imposto alle figlie Sasha e Malia, rispettivamente di 10 e 13 anni, il divieto assoluto di usare Facebook.

I commenti in Rete non si sono fatti attendere, soprattutto perché proprio Obama è noto per essersi conquistato la sua attuale carica anche attraverso una campagna di comunicazione che ha avuto come protagonisti i social network. C’è quindi chi mette in discussione un divieto apparentemente non equo, anche se questa volta si parla della sicurezza e protezione dei piccoli internauti.

D’altra parte, solo l’età delle due figlie del presidente USA basterebbe per giustificare una scelta che, senza dubbio, è condivisa da molte coppie di genitori. Solo poche settimane fa la stessa Unione Europea ha esortato la nascita di linee guida che possano aiutare genitori e tutori a esercitare al meglio la propria tutela nei confronti dei minori, anche attraverso un sistema di etichette di qualità che consentano di verificare l’attendibilità e la navigabilità dei siti Web da parte dei più piccoli.

Un effettivo controllo da parte della famiglia, tuttavia, attualmente sembra essere piuttosto carente. Non è infatti il Web in sé a nuocere ai minori, quanto un uso inappropriato degli strumenti che offre, social network compresi, e soprattutto il fatto che vi sia una supervisione degli adulti praticamente nulla, esponendo i più piccoli ai pericoli della Rete. Secondo la recente indagine del Safer Internet Programme della Commissione Europea, inoltre, tra i bambini italiani e quelli residenti nelle altre zone europee esiste un divario digitale che deve essere colmato, anche con un’offerta scolastica mirata.

Sull’argomento è intervenuta anche la psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, la quale ha messo in evidenza come non solo i minori abbiano la capacità di aggirare i limiti di età imposti per l’iscrizione ai social network, 13 anni nel caso di Facebook, ma anche come i pericoli nascano dagli stessi contenuti pubblicati autonomamente grazie a capacità tecnologiche spesso di alto livello, superiori a quelle di mamme e papà nonostante l’età.

«Mettono immagini di famiglia, molto spesso ingenuamente mettono delle frasi in cui raccontano dove vanno, i loro luoghi prediletti. Non solo. Imitano gli adulti anche nelle foto. Su Facebook delle ragazzine di 12-13 anni si trovano foto osé. Quindi, è di fondamentale importanza l’atteggiamento di attenzione degli adulti. Il problema, infatti, è la mancanza di controllo dei genitori.»

Fonte: Adnkronos