Dalla settimana scorsa non si parla d’altro. La nuova campagna shock di Pubblicità Progresso contro la violenza sulle donne ha scatenato un pot pourri di reazioni: scalpore, sdegno, sorpresa, rabbia.

C’è chi la critica e chi apprezza il cercato e voluto effetto shock, in ogni caso se ne parla e forse era soltanto questo l’obiettivo. Per chi non sapesse ancora di cosa si tratti, la campagna in questione ha avuto un prequel fondamentale, che è poi quello che ha fatto discutere. In alcune città italiane sono stati affissi manifesti con facce di donne e fumetti con frasi lasciate appositamente a metà.

Le frasi sono state prontamente completate dal passante medio/maschilista (o magari dalle donne stesse?!? Non mi stupirei). I risultati non sono stati per niente edificanti per il genere femminile. E dall’insulto sessista all’esortazione alla vera e propria violenza verbale il passo è stato molto, molto breve. Gli insulti sono stati raccolti in un video. I manifesti verranno ri-affissi a gennaio con un logo a coprirli.

Giuro, la prima volta che ho visto le immagini di questa campagna ho pensato che le frasi scritte a mano fossero state messe lì apposta. Scoprire che sono invece state scritte dai passanti, mi ha inizialmente indignato. Poi ho pensato che in realtà non c’è assolutamente nulla di nuovo, salvo che si potrebbe così dimostrare a chi sostiene che le disparità di genere non esistano più, quanto si sbagli. Sarei però estremamente curiosa di sapere chi sono coloro che hanno scritto, capirei molte cose.

In molti si chiedono se questo sia stato un buon modo di “protestare” contro un substrato culturale diffuso e pericoloso, che non verrà certo sradicato nè scalfito da due polemiche in croce; alcuni sostengono che sia stata solo l’ennesima occasione per degradare il mondo femminile: gli insulti sarebbero rimasti troppo tempo sotto gli occhi di tutti.

Ebbene, non sono d’accordo. Una campagna shock si chiama così perchè ha l’obiettivo di farti rimanere sgomento. E io quelle frasi le lascerei ancora scorrere sotto gli occhi dei passanti. Ancora per un po’. Giusto il tempo di provocare la parte marcia della società e di farla venire a galla. E con quella parte marcia farei un bel pentolone da mettere sul fuoco. Soltanto che poi ne verrebbe un minestrone indigesto. E non rimarrebbe quasi nessun passante per strada.

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