Siamo a metà del 2013, anno caratterizzato da un’impennata dei casi di femicidi, di donne ammazzate dal proprio compagno, amante o ex: se ne contano almeno 80.

Il dato, fornito dalla Casa delle Donne di Bologna, è preoccupante e lo è ancor di più se pensiamo che la violenza – fisica o psicologica – viene denunciata solo nel 90% dei casi.

E come è facile intuire, perché intervenga la giustizia serve la denuncia della vittima.

È da questa triste presa di coscienza che ha preso vita la campagna Yamamay contro la violenza sulle donne improntata sul messaggio “Ferma il bastardo.” e che recita: “Denuncia il violento. I tuoi diritti esistono fino a che sei in grado di difenderli. DAI FORZA A CHI NON CE L’HA. CONDIVIDI QUESTO MESSAGGIO PER REAGIRE INSIEME”.

“Ferma il bastardo” mira a risvegliare interesse e partecipazione nel pubblico soprattutto femminile, al fine di iniziare un nuovo percorso di cambiamento culturale e sociale: per sradicare lo stereotipo della donna come vittima permanente, in quanto donna; per sostenere le donne che dopo aver subìto una vita di infragilimento trovano il coraggio di andarsene prima che sia troppo tardi; contro chi viola la dignità delle donne con atti di violenza fisica e psicologica; contro chi rimane indifferente o, peggio ancora, contro chi mostra un interesse morboso e strumentale per i fatti di violenza solo perché “fa notizia”.

La campagna non è supportata unicamente da teorie – che senza pratica rischierebbero di risultare sterili – bensì da strumenti di condivisione: è stata creata, infatti, la pagina Facebook “Ferma il bastardo”.

Vi ricordiamo che è attivo 24 ore su 24 il numero gratuito 1522 creato dal Ministero delle Pari Opportunità per il sostegno delle vittime di abusi e stalking, che offre assistenza, supporto e orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati attivi a livello locale garantendo l’anonimato della vittima.

Publiredazionale.