Ogni volta rimango scossa, non riesco a farmene una ragione. Come se vivessi in una bolla di sapone che puntualmente si buca scoppiando, vedo i contorni sfocati di una realtà che non riesco a farmi appartenere. Ogni volta penso che la vita sia un valore universalmente riconosciuto, oggettivo e inattaccabile. E invece, quando la bolla deflagra producendo un clamoroso fragore, mi rendo conto che non è affatto così.

Di solito classifico semplicemente come “pazzi” tutti coloro che tolgono volontariamente la vita a un altro essere umano, per qualsivoglia motivo; salvo poi scoprire che la lucida premeditazione spesso soppianta la follia. E allora no, non so più trovarmi una giustificazione.

Lo sgomento aumenta quando a commettere certi gesti sono persone adulte, in teoria consapevoli. Rimango invece profondamente scioccata quando vittime e carnefici non arrivano alla maggiore età. Mi dispiace, mi rattrista, mi annienta. Perchè pare che la vita fra i giovani abbia lo stesso valore di uno smartphone.

Specie poi se nessuno insegna loro che le emozioni e l’irrazionalità sono questioni da tenere sotto controllo. Belle le emozioni per carità, sono il motore istintivo della vita. Ma dirompenti, travolgenti, e talvolta pericolose. Amore, gelosia. Sentimenti che nessuno può impedire agli adolescenti di provare. Ma pur sempre sensazioni irrazionali  oggettivamente difficili da dominare, anche per un adulto.

E così torno alla famosa detonazione. Tutto scoppia e la bolla di sapone mi cola in faccia. Perchè un ragazzino di 16 anni non può  lasciarsi offuscare la mente dalla rabbia a tal punto da accoltellare e dare fuoco a una ragazzina di 15. Nemmeno se ha un contesto di malavita alle spalle.

Il sottobosco comunque è quello di una violenza sulle donne legittimata fin da piccoli. Il sesso maschile sente fin dalla tenera età il potere di imporsi sul sesso femminile, affermando prepotentemente la sua presunta “superiorità”. Così una folle gelosia è giustificata, così una violenza dopo un rifiuto è normale.

Ecco, questo è il caso in cui il concetto di normalità non solo è importante, ma dovrebbe venire oggettivizzato e poi propagandato. Perchè no, non è normale passare sopra la vita come un caterpillar solo per cibare il proprio ego; e non è normale considerare le donne ancora esseri “inferiori”, incapaci e privi di diritti e poteri decisionali.

E’ inutile, la causa ultima è la nostra cultura, ancora avvelenata dall’ignoranza e dall’assenza di valori veri. Al di là delle motivazioni psicologiche del singolo, che pure pesano molto in situazioni come questa, l’imputata principale è sempre lei: la società. Che però non è un organismo altro, a sè stante, parallelo. La società siamo noi. E questo, ricordandomi di quella bolla deflagrante, francamente mi fa davvero tanta paura.

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