La “Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne” condanna a priori tutte le forme di abuso ai danni del sesso femminile, e anche sul lavoro non mancano le vittime, sia che si parli di soprusi fisici, di condizioni lavorative prive di sicurezza o di prevaricazioni di altro tipo.

Vittima della violenza sulle donne, infatti, è anche tutto il popolo rosa che deve scontrarsi ogni giorno con un impiego privo di dignità, discriminazione, mobbing, molestie sessuali. E non solo, basti pensare alle sempre più numerose donne che devono rimettersi in piedi dopo un infortunio sul lavoro, o che sono costrette a lasciare il proprio impiego dopo la maternità con le cosiddette dimissioni in bianco.

Gli interventi e i commenti riguardo i vari volti della violenza contro le donne sul lavoro non sono mancati, a partire da quello del segretario regionale della “Cisl Sardegna” Oriana Putzolu, la quale ha anche sottolineato come debba essere considerato una forma di abuso anche il forte rischio di stress e malattie professionali che tocca da vicino le lavoratrici, molto più che i colleghi uomini.

«Anche il mondo del lavoro contribuisce a far lievitare le statistiche sulla violenza contro le donne. Mobbing, lavoro forzato, legato a un inquadramento salariale inadeguato, ricatto sessuale e lavorativo e lavoro nero sono le manifestazioni più evidenti di una violenza che condiziona profondamente le scelte personali e individuali della lavoratrice, come quelle relative alla gravidanza e alla famiglia».

A proposito del triste fenomeno delle dimissioni in bianco per maternità, il ministro del welfare Elsa Fornero è stato il destinatario di una lettera aperta firmata da 14 donne, unite nella richiesta di intervenire per contrastare questa pratica ancora molto utilizzata in Italia ripristinando la legge 188 abrogata pochi anni fa.

La Presidente della Commissione regionale per le Pari opportunità della Basilicata Antonietta Botta, invece, ha ribadito la necessità di migliorare le condizioni occupazionali delle donne del Mezzogiorno, e non solo, anche per evitare emarginazione e creare reali possibilità di riscatto.

«Una delle aree di impegno che la Commissione ha messo fra le proprie priorità, prima di ogni altra cosa, è il lavoro; la libertà di azione e la possibilità di riscatto e denuncia sono subalterne soprattutto alla capacità economica di ogni essere umano, a maggior ragione delle donne, in epoca in cui sono fra gli anelli più deboli di una società in oggettive difficoltà pratiche».

Fonti: Alguer, Basilicata Net