Oltre il danno, la beffa. Proverbio mai fu più veritiero per la giovane Marte Dalelv, 24enne norvegese a Dubai per questioni di lavoro, stuprata da un suo collega e condannata a 16 mesi di reclusione “perché colpevole di rapporti sessuali extra-coniugali”. La ragazza ora ha ottenuto la grazia da parte del tribunale di Dubai, e di aver riottenuto il suo passaporto, ma le sarà difficile ricucire la ferita di ciò che è accaduto durante la sua permanenza negli Emirati Arabi.

L’accaduto risalente allo scorso marzo, quando la Dalelv si era presentata alla polizia di Dubai per denunciare uno stupro, ma era stata fermata e rilasciata solo quattro giorni dopo grazie all’intervento dei diplomatici norvegesi, è un esempio eclatante dell’assoluta mancanza dei diritti civili per le donne nel Medio Oriente.

Nonostante, infatti, Dubai e molti altri paesi arabi del golfo, stiano attraversando una fase di rapidi e profondi mutamenti sociali, occorre sempre ricordare che da quelle parti vige sempre la sharia, con le sue rigide regole comportamentali, e il pesante sistema di condanne.

Solo per rimanere sul tema diversità culturali, con conseguenze più leggere di quelle occorse alla giovane Marte, possiamo citare la storia dei due turisti inglesi accusati per aver fatto sesso nei bagni dell’hotel, oppure la vicenda di Michelle e Vince (sempre inglesi) multati ed espulsi da Dubai per essersi baciati in pubblico, e infine la disavventura di David, sempre britannico, ma stranamente poco gentleman, che passò grossi guai per aver alzato un dito medio.