Otto marzo, Festa delle Donne, o meglio, Giornata Internazionale delle Donne; come ho già sostenuto nulla ci vieta di festeggiare divertendoci. L’importante però è non dimenticare che la mimosa che forse riceveremo è anche un’occasione per fermarsi a pensare e per fare il punto della situazione.

Una situazione fatta di diritti e di violazioni. Una situazione in cui non si può far finta che la violenza sulle donne non sia ancora un problema enorme ed enormemente sottovalutato. Troppe donne ancora subiscono, troppe rimangono ferite (nel corpo e nell’anima), troppe muoiono per mano di un uomo.

A questo proposito ho trovato interessantissima l’intervista di Cecilia Pierami pubblicata su TgCom24 alla Dottoressa Monica Dotti, responsabile del primo centro di recupero per uomini violenti  “Liberiamoci dalla violenza” di Modena.

Secondo la specialista la violenza sulle donne “è un problema degli uomini“; nel senso che gli uomini che la commettono operano una scelta ben precisa, che può essere invece controllata e invertita. Basta educarli a prenderne atto e a scegliere un comportamento diverso.

Il percorso non è tuttavia semplice: l’insieme di fattori che porta un uomo normalissimo e di solito non-violento, a colpire la sua donna è frutto di una serie di retaggi culturali e di sovrastrutture maschiliste piuttosto agghiaccianti e retrograde, che tuttavia si insinuano nell’inconscio di tutti. E a volte, la paura di non saper controllare, ha una conseguenza quasi opposta: far perdere, appunto, il controllo. Entrare in un circolo vizioso diventa poi facilissimo.

Come scongiurare questo loop? La Dottoressa Dotti sostiene che si debba partire dalle piccole cose, dall’educazione dei bambini; evitando di trasmettere loro la solita, trita e ormai vecchissima divisione dei ruoli, che tra le altre cose prevede una rigorosa e costante dimostrazione di forza da parte della popolazione maschile e una remissiva sottomissione dalla controparte femminile.

E per chi nel loop ci è già entrato, spero proliferino al più presto centri come quello di Modena. Perchè “curare” l’inclinazione alla violenza sulle donne potenzialmente elimina il problema alla radice. Dall’altra non sarebbe male nemmeno il recupero psicologico delle vittime, non solo da un punto di vista terapeutico, ma anche dal punto di vista della dignità e dell’orgoglio (di genere). Perchè prima di essere uomini o donne siamo PERSONE.

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