In Asia un uomo su quattro ha commesso almeno uno stupro: uno su sedici per strada, tutti gli altri all’interno delle mura domestiche. Sono i numeri più sconcertanti emersi da una ricerca commissionata dall’Onu e pubblicata sul Lancet Global Health.

Sono stati intervistati 10.000 uomini in sei Paesi, Cina, Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Sri Lanka e Papua Nuova Guinea, e le loro risposte hanno allarmato gli studiosi: la violenza sulle donne è infatti ancor più diffusa di quel che si pensasse, soprattutto perchè gli stupri “domestici” non vengono denunciati in Paesi che sottendono una cultura tanto sessista, anzi quel che è peggio è che non vengono nemmeno percepiti come una violazione dei diritti fondamentali, nè tanto meno come un crudele abuso.

Il fattore più agghiacciante di tutta la questione è quello relativo alle motivazioni addotte dagli intervistati: ben il 70% degli uomini infatti pensa di avere tutto il diritto di prevaricare sessualmente sulle donne, quelle considerate di loro proprietà, ma anche quelle al di fuori della loro cerchia. Il 70% di quegli uomini ha imparato fin da piccolo che i suoi diritti valgono qualcosa e non importa se calpestano quelli di qualcun altro: le donne? Esseri inferiori naturalmente, creati appositamente per subire.

E ancora altre motivazioni: divertimento, rabbia, punizione per la propria donna. La metà di questi uomini si sente in qualche modo in colpa, il che mi sconvolge quasi; solo il 23% è stato condannato alla reclusione per il reato commesso. Anche se mi chiedo come sia possibile considerare reato una pratica in realtà percepita come un diritto di nascita.

Sarcasmo. E’ l’unica arma che ho per affrontare un argomento che mi indigna a tal punto. Una questione che fatica a essere risolta, perchè la sua “soluzione” dovrebbe radicarsi nella cultura, nella forma mentis, nell’humus di società che vanno ancora in tutt’altra direzione. Andrebbero stroncate le motivazioni; andrebbe ridotto ai minimi termini quel “diritto sessuale” tanto assurdo quanto vergognoso. E’ ancora sul Lancet Global Health che è stata pubblicata una ricerca rivolta proprio a questo obiettivo. Ma davvero pensiamo di poter sradicare culture immobili dalla notte dei tempi?!?

In tutto questo un’ultima riflessione: manca un punto di vista, quello delle donne. Le donne stuprate, le donne seviziate, le donne considerate poco più che bambole gonfiabili. Loro cosa pensano? Cosa sentono? Cosa vorrebbero? E soprattutto: come percepiscono la violenza che subiscono? Perchè nonostante l’istinto alla vita, se fin da piccola ti convincono ad accettare come giuste certe brutalità, alla fine non ci vedi niente di male. Accetti e subisci. In qualche caso giustifichi. E’ la preistoria di quel pericoloso maschilismo delle donne che permane ancora anche qui, in un Paese “avanzato”.

Per questo la ricerca di una soluzione dovrebbe sì partire dalle convinzioni degli uomini, ma non dovrebbe dimenticare mai i cattivi pensieri delle donne, che crescono figli e figlie e che quasi inconsciamente trasmettono abominevoli diritti e sconcertanti sottomissioni. E’ una spirale bruttissima e infinita. Riusciremo a interromperla prima o poi?!?

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