La pubblicità è l’anima del commercio, non del cattivo gusto. Ma a qualche responsabile marketing questa informazione non è ancora pervenuta ed il salto nel fosso del suicidio d’immagine (e della conseguente disoccupazione) è quasi inevitabile. E il paracadute in questo caso non si apre mai.

Lo sa bene Clendy, azienda napoletana che in questi giorni ha tappezzato il capoluogo partenopeo con un paio di manifesti per i quali i creativi della ditta avranno speso, mi auguro, non più di 5 secondi del loro prezioso tempo. Due versioni, una maschile, l’altra femminile. Nel primo caso c’è una donna riversa su un letto, di lei si vedono solo le lunghe gambe nude che escono da un piumone, accanto a lui un uomo con una pezza in mano ed uno sguardo alquanto ebete accompagnato dalla frase Elimina tutte le tracce, chiaro riferimento a delle probabili macchie di sangue. Nella seconda opzione i due si scambiano i ruoli della vittima e del carnefice.

Partite immediatamente le polemiche, sui social network da ieri sembra non parlarsi di altro, ma sembra anche che nessuno abbia una percezione oggettiva del messaggio che trapela dalla campagna pubblicitaria. Per tutti si tratta di immagini che istigano alla violenza sulla donna, per me sono immagini che istigano alla violenza in generale. Forse stiamo un attimo travisando il messaggio e perdendo di vista alcuni punti fondamentali.

Non è che perché la donna è spesso e volentieri vittima della comunicazione pubblicitaria che la strumentalizza e mercifica e blablabla come tanti ormai ci ricordano ogni giorno, allora tutti i nostri occhi devono essere concentrati su di lei. Se vogliamo la parità, parità sia, ma poveri uomini, hanno anche loro il diritto di esistere. Perlomeno in questo caso non deve far scalpore una pubblicità perché parla difemminicidio, bensì perché parla di omicidio. Ad ogni modo, gruppo Clendy, pubblicizzate una pezza per la polvere, mantenetevi low profile e rappresentate una cucina dall’acciaio splendente. Mia nonna la conquistate sicuro.